Le frontiere della civiltà

Le frontiere della civiltà

Il 18 ottobre scorso si è concluso il secondo appuntamento su “Le frontiere della Civiltà. Convegno nazionale su migrazioni, democrazia e crisi sociale”, promosso dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma
Pensato nell’ambito della settimana della Sociologia, il convegno è stato  un momento di incontro, dialogo e confronto tra docenti, studenti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni sul rapporto fra democrazia, crisi sociale e responsabilità comunicativa rispetto alle politiche migratorie degli ultimi mesi in Italia e in Europa.
Il programma della giornata è stato  strutturato in tre panel, il primo appuntamento mattutino si è focalizzato sul contesto, ovvero sulla ricostruzione dello scenario politico, economico e socioculturale europeo entro cui si stanno verificando diversi episodi e orientamenti legati alle politiche migratorie. Nel pomeriggio, il dibattito si è incentrato prevalentemente sui linguaggi e i processi di rappresentazione mediale del fenomeno migratorio, coinvolgendo ricercatori della Sapienza, esperti esterni di orientamento interdisciplinare, per riflettere insieme sulla complessità delle prospettive interpretative che ruotano intorno alla questione delle politiche migratorie.

Grande Fratello Vip: uno sbadiglio ci seppelirà

Grande Fratello Vip

Azionando il telecomando mi sono imbattuto in una cosa che si chiama Grande Fratello, versione Vip. Sono rimasto così shoccato da sentire l’esigenza di confrontarmi con i lettori, ammesso che
qualcuno di voi guardi quella roba.
Una volta Very Important Person si usava per  persone di rilievo. Già, dopo aver visto Crozza imitare la coppia che ha mercificato il povero neonato, mi chiedo perché non intervenga il tribunale dei minorenni per levare l’innocente pupo dalle mani dei due venditori. Chi abusa del proprio bebè per far quattrini è degno della patria potestà?

Negli anni ‘60 prevedevano che avremmo fatto tutto con il telefono. Un libro rivela perché

Il 26 giugno 1962 un settimanale di Trapani titolava: “Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro”. L’articolo prevedeva giornali recapitati dal telefono via fax, banche telematiche, telefoni con comandi vocali, corsi a distanza, mostre e libri in rete. Pronosticava pure che avremmo utilizzato il telefono dall’auto, dall’aereo e da qualsiasi altro mezzo. Il ritaglio di Trapani Nuova uscito dall’archivio dei figli dell’allora direttore, Nino Montanti, è stato condiviso decine di migliaia di volte sui social, circondato da meraviglia e incredulità.
Quella che ai nostri occhi appare come una ‘profezia’ vecchia di 56 anni non è però frutto di fantasia. L’articolo è autentico, quasi ogni affermazione corrisponde a invenzioni, ipotesi, tecnologie e ricerche reali. Il tutto nell’ambito di un clima culturale sul futuro sviluppatosi a partire dai primi anni del ‘900. A raccontarlo è un libro del giornalista Edoardo Poeta, “Il futuro è sempre esistito” pubblicato da Edizioni Falsopiano, 2018  (distributore: CDA).

Le frontiere della civiltà. Laboratorio di riflessione critica su migrazioni, democrazia, crisi sociale

Nato da una riflessione collettiva del Dipartimento CoRiS sui temi legati alla crisi sociale e politica che le questioni migratorie riportano alla ribalta dell’arena pubblica e mediale, il laboratorio di riflessione critica inaugurato nel pomeriggio del 25 luglio consegna ai microfoni di RadioRadicale un primo pacchetto di riflessioni e proposte contro un processo che il Direttore del Dipartimento, Bruno Mazzara, non esita a definire di imbarbarimento civile e culturale del nostro Paese.

Coris_Factory: una ‘gustosa’ presentazione per gli studenti Sapienza

Martedì 3 luglio, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, è andato in scena il ‘Coris_Factory’, evento in cui è avvenuta la presentazione delle Lauree Magistrali per l’anno accademico 2018/2019. Gli studenti hanno avuto cosi la possibilità di conoscere attraverso testimonianze e workshop  l’offerta formativa dell’Ateneo, che per l’occasione ha allestito quattro atelier disseminati per le aule del piano terra dell’edificio.

Rischiare la felicità? Quando le imprese ci provano

RIschiare la felicità? Quando le imprese ci provano

Durante il corso “Sistemi organizzativi complessi nella società dell’innovazione”, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, Sapienza Università di Roma, un team di studenti ha partecipato al seminario sulla felicità gestito dal prof. Renato Fontana. Il risultato di tale lavoro è contenuto nel report dal titolo “Praticare la felicità nelle Organizzazioni: Realtà o Utopia?”. Quella che qui presentiamo è una breve sintesi.

Nelle organizzazioni produttive il tema della felicità di solito divide le persone in due correnti di pensiero: da un parte ci sono coloro che sostengono l’utilità della ricerca della felicità negli ambienti di lavoro, mentre dall’altra si schierano coloro che ritengono questo tema non rilevante o addirittura un intralcio.

Sulla base della letteratura analizzata, sono stati elencati alcuni fattori che possono influenzare la felicità, anche tenendo conto di cosa hanno realizzato alcune realtà imprenditoriali sia a livello personale sia a livello di ambiente lavorativo.

Le voci a favore della felicità. Uno degli autori che sostiene la necessità della ricerca della felicità sul posto di lavoro, Mark Batey, docente di psicologia organizzativa presso la Manchester School of Business Alliance. Egli così scrive:

“Questa è l’epoca umana del luogo di lavoro. I luoghi migliori per lavorare sono quelli in cui le persone possono prosperare e dare il loro meglio – invece di desiderare di essere qualcun altro o altrove per cinque giorni alla settimana. Il posto di lavoro perfetto offre anche alla gente flessibilità e autonomia, prosperando su una cultura orientata alla crescita e alla fiducia”[1],

Barcellona, referendum e Unione Europea. Quali sono le opinioni dei cittadini catalani?

Barcellona è una città dalle mille sfaccettature e sfumature. Camminando per il suo centro si possono incontrare migliaia di persone e si respira un turismo disarmante, quasi oppressivo. Sembra a tutti gli effetti una capitale, più che un capoluogo di una comunità autonoma. Proprio questo è il quesito che ci si pone arrivando qui: è un’assurdità la forza indipendentista che si sta radicando sempre più o ci sono validi motivi, perché loro si separino dal resto della Spagna? E qual è la visione che hanno al momento riguardo l’Unione Europea?