C’è Sanremo per te!! Nell’era dello storytelling il Festival della canzone italiana ha perso la sua storia

Sanremo2017

Il festival debutta col botto: la prima serata è stata vista in media da 11 milioni 374 mila spettatori con una media del 50,4% di share. La prima parte della serata (dalle 21.14 alle 23.52) è stata seguita da 13 milioni 176 mila spettatori pari al 50.1%, la seconda parte (dalle 23.57 alle 00.54) da 6 milioni 177 mila con il 51.9%.
Nonostante gli ascolti, siamo di fronte ad un festival, almeno alla prima puntata, completamente ingessato, privo di emozioni narrative e seduzioni complesse. Paradossalmente la De Filippi, che ha fatto delle storie e del suo racconto un elemento di rottura e distinzione, non ha contribuito alla narrazione sanremese.
Allo stesso modo Carlo Conti, il quale nei suoi programmi televisivi (e nelle edizioni precedenti del Festival), aveva regalato qualche sprizzo di coinvolgimento televisivo è apparso sotto tono, un semplice postino alla corte di Maria.
Maria e Carlo, Carlo e Maria, “I promessi sponsor” come li ha definiti Crozza, sembravano voce (quasi) fuori campo, narratori puri, privi di spessore autorale.

Giorno della memoria. Il caso Kastner

Kastner

Nel giorno della memoria vengono celebrati i “giusti” cioè coloro che, generosamente e a rischio della vita, salvarono migliaia di ebrei dal programma di sterminio della Germania nazista come Oskar Schindler,  Giorgio Perlasca, Raoul Wallemberg e  altre migliaia i cui nomi sono conservati allo Yad Vashem di Gerusalemme.
Era il marzo del 1944 quando Hitler costrinse il reggente ammiraglio Horty ad accettare un governo filo-tedesco per evitare l’occupazione dell’Ungheria. Fu allora che “un esercito di politici, supervisori, coordinatori e consiglieri tedeschi invase il Paese” (Hilberg, 1999).

Il bagaglio dei minori migranti: prima i diritti umani, dopo quelli di cittadinanza

Migranti

Arrivano nel nostro Paese senza nulla, eppure portano con loro un bagaglio molto pesante. Sono storie poco raccontate quelle dei minori non accompagnati, a cui l’incontro “Il bagaglio dei minori migranti”, che si è svolto venerdì 20 gennaio presso l’Aula Magna del Rettorato Sapienza, ha cercato di dare nuovo risalto.
Alla presenza del Rettore Eugenio Gaudio, gli interventi dei partecipanti al convegno hanno permesso di introdurre il tema del libro “Il Bagaglio”.

Benvenuti in tempi interessanti: l’arte dell’investire sul capitale umano

Si è tenuta l’inaugurazione del nuovo anno accademico 2016-2017, 714° dalla fondazione della Sapienza Università di Roma. Durante la cerimonia, avvenuta in aula Magna alla presenza di importanti figure accademiche e politiche, il pensiero solidale del magnifico Rettore Eugenio Gaudio è rivolto alle popolazioni dell’Italia centrale provate dal terremoto. A seguire una breve ricostruzione storica della nascita e dell’evoluzione della Sapienza fornendo alcuni dati utili riguardo l’organizzazione interna dell’Ateneo e il totale degli studenti iscritti e laureati nell’ultimo anno. I numeri rispecchiano una decrescita infelice e offrono una spiegazione dell’assetto globale della società incapace di promuovere la ricerca.

In memoriam by Professor Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman

Gourmets have never been able to endure a sociologist like Zygmunt Bauman: too popular, too exposed, too generous. As an example of our house reminds me of Giuseppe De Rita. Disinclined to dialogue with academics, much on the contrary to do with the others, those that you meet in the streets of your city and that, hardly, they know what sociology is.
I met only Bauman through his books, his lectures. And in the various seasons that his ravenous obsession for knowledge has gone through. He seems rather in a way questionable consecrate as the sociologist who has “invented” or acknowledged the liquid modernity. The book in which he talks about it (and then it will be discussed on several occasions) consists of over 270 pages. I consider bizarre reduce only it to answer to the formula the liquid modernity: a concept very cogent sociologically, yes that’s fine, but then what? There is a lot of other.

Quando la sociologia entra nel bar sotto casa, ovvero il contributo di Zygmunt Bauman

I palati raffinati non hanno mai potuto sopportare un sociologo come Zygmunt Bauman: troppo divulgativo, troppo esposto, troppo generoso. Per fare un esempio di casa nostra mi ricorda Giuseppe De Rita. Poco incline a dialogare con gli accademici, molto invece con gli altri, quelli che incontri nelle strade della tua città e che, a malapena, sanno cos’è la sociologia.
Ho conosciuto Bauman soltanto attraverso i suoi libri, le sue conferenze. E nelle varie stagioni che la sua famelica ossessione di conoscenza ha attraversato. Mi sembra piuttosto opinabile consacrarlo come il sociologo che ha “inventato” o riconosciuto la modernità liquida. Il libro nel quale ne parla (e poi ne parlerà in più occasioni) consta di oltre 270 pagine. Reputo bizzarro ridurlo a una formula ad effetto. La modernità liquida: un concetto sociologicamente molto cogente, sì va bene, ma poi? C’è molto dell’altro.

Quel che resta del Giubileo…

Si è svolto oggi, nell’Aula Organi Collegiali della Sapienza Università di Roma, il seminario di autovalutazione della collaborazione fra i tre Atenei pubblici romani e la Prefettura di Roma in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia 2016. L’evento, che si colloca al termine di un ciclo di quattro seminari tematici (realizzati rispettivamente nelle Università di Roma Tre e Tor Vergata), è nato dall’idea di creare un momento di sintesi e riflessione sui punti di forza e di debolezza che hanno contraddistinto le attività giubilari, nonché per ribadire quanto questa collaborazione ha rappresentato una preziosa “best practice” da reiterare e valorizzare nel tempo.