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Rischiare la felicità? Quando le imprese ci provano

RIschiare la felicità? Quando le imprese ci provano

Durante il corso “Sistemi organizzativi complessi nella società dell’innovazione”, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, Sapienza Università di Roma, un team di studenti ha partecipato al seminario sulla felicità gestito dal prof. Renato Fontana. Il risultato di tale lavoro è contenuto nel report dal titolo “Praticare la felicità nelle Organizzazioni: Realtà o Utopia?”. Quella che qui presentiamo è una breve sintesi.

Nelle organizzazioni produttive il tema della felicità di solito divide le persone in due correnti di pensiero: da un parte ci sono coloro che sostengono l’utilità della ricerca della felicità negli ambienti di lavoro, mentre dall’altra si schierano coloro che ritengono questo tema non rilevante o addirittura un intralcio.

Sulla base della letteratura analizzata, sono stati elencati alcuni fattori che possono influenzare la felicità, anche tenendo conto di cosa hanno realizzato alcune realtà imprenditoriali sia a livello personale sia a livello di ambiente lavorativo.

Le voci a favore della felicità. Uno degli autori che sostiene la necessità della ricerca della felicità sul posto di lavoro, Mark Batey, docente di psicologia organizzativa presso la Manchester School of Business Alliance. Egli così scrive:

“Questa è l’epoca umana del luogo di lavoro. I luoghi migliori per lavorare sono quelli in cui le persone possono prosperare e dare il loro meglio – invece di desiderare di essere qualcun altro o altrove per cinque giorni alla settimana. Il posto di lavoro perfetto offre anche alla gente flessibilità e autonomia, prosperando su una cultura orientata alla crescita e alla fiducia”[1],