Tutti gli articoli di Edoardo Poeta

Instagram e personalità pubbliche: ceci n’est pas un selfie

Cercasi papa x selfie

Non è la repubblica dei selfie. Anche se potrebbe sembrarlo. Il presidente di quella italiana, Sergio Mattarella, ritratto mentre se ne scattava uno con il fondatore di Instagram ne è un po’ l’emblema. Si tratta, infatti, a ben vedere,  di una foto per i media e, insieme, la “documentazione di un autoscatto” – non un selfie – da condividere sul profilo @quirinale. Una photo opportunity, insomma. Anche se bivalente: buona per la dintermediazione via social, quanto per la più classica delle mediazioni, quella dei giornali.

Carosello anche in arabo, cinese e inglese. Per l’integrazione

Tutti a rivedere Carosello. Anzi a vederlo (magari per la prima volta) online. Sotto forma di database interattivo, in 300 episodi a cartoni animati del ventennio ‘60/’70 catalogati e analizzati. E, soprattutto, anche tradotti in tre lingue: inglese, cinese e arabo. È quanto propone, dal 19 settembre 2015, www.videocarosello.it, una piattaforma realizzata dall’Accademia europea del Cartone Animato. L’ambizione è far conoscere ai più giovani, anche alle “seconde generazioni” composte da figli di immigrati nati e vissuti in Italia, storia e cultura del nostro Paese. E sì, perché questo fenomeno televisivo – nato nel 1957 e sviluppatosi nell’era della tv pedagogica – rappresenta una delle matrici culturali dell’Italia di oggi, di parte dell’enciclopedia di riferimento di quella generazione – oggi matura – che durante l’infanzia “andava a letto dopo Carosello”.

Falseum, il falso ha un museo. Per imparare a distinguerlo dal vero

C’erano una volta le leggende metropolitane. Il serissimo Goethe Institut, ad esempio, si è preso il gusto di censirle e geolocalizzarle in tutto il mondo. E non è stato certo l’unico, né il primo. Bufale, pseudoscienza, mistificazioni. Da tempo organizzazioni, come il Cicap,  o singoli, come Paolo Attivissimo,  sono in prima linea nell’esaminarle.  L’estensione delle dinamiche del reale al web ha agevolato lo sganciamento dalle loro origini di queste manifestazioni della fantasia umana. L’averne poi svincolato – grazie al tasto “condividi” – la riproducibilità dal possesso di capacità di scrittura – chiunque può ripubblicarle senza sforzo – ne ha accelerato la diffusione nelle reti di relazione dei social network. E ciò ha reso ancor più la bufala un oggetto di valore economico e politico. C’è chi ne fa uso per guadagnare,  a suon di clic, un po’ di denaro (grazie alla pubblicità online) o per accaparrarsi consensi elettorali, a colpi di indignazione. Al pari – come nella dinamica virus e antivirus informatici – proliferano siti che si dedicano a smontare le bufale una a una. Alla base di tutto ciò? Un elemento che opera sul piano del senso e dei sensi: il falso. I falsi però hanno radici profonde. Hanno una storia, non sono solo una manifestazione deviata e mistificante della contemporaneità connessa. E così, dall’11 settembre 2015, i falsi avranno pure un museo. Nel castello di Verrone, in provincia di Biella, sarà infatti inaugurato Falseum, il museo del Falso e dell’inganno.

Google e i paradossi del diritto all’oblio

Google, nel Regno Unito, ha rimosso dai risultati delle ricerche i collegamenti alle pagine web relative a un crimine di una decina di anni fa. La ragione? È stata applicata, su richiesta dell’interessato, la celebre sentenza del 2014 della Corte di giustizia europea sul diritto a esser dimenticati. Almeno dai motori di ricerca, parificati a una qualunque banca dati dalla quale chiedere di esser cancellati. Senonché l’eliminazione di quel reato dal database di Google in questa occasione, a Londra, “ha fatto notizia”. E la rimozione è divenuta, a sua volta, oggetto di articoli giornalistici. Una beffa, insomma, per chi sperava di seppellire definitivamente gli echi di una vicenda sgradevole e che così invece ha riportato i riflettori su una storia di due lustri fa. È un po’ lo stesso effetto perverso, in versione web, di quanto sconsiglia di fare un celebre ammonimento giornalistico, attribuito ora a Mario Missiroli, ora ad Andreotti: «Una smentita è una notizia data due volte». D’altra parte si tratta dell’identica nemesi che colse il signor Mario Costeja González, il cittadino che “provocò” per primo la storica decisione della Corte Ue sul diritto all’oblio. Agì allo scopo di esser dimenticato e finì invece sui giornali di tutta Europa, assieme alla storia di immobili messi all’asta di cui avrebbe volentieri fatto a meno si parlasse ancora.

Amazon, da oggi autori pagati per numero di pagine lette

amazon kindle logo

Quella di oggi potrebbe divenire una data simbolo per l’editoria. Dal primo luglio 2015 Amazon inizia a pagare i diritti sugli ebook Kindle Unlimited (libri a noleggio) e Kindle Owners’ Lending Library (quelli in  prestito ai clienti Prime) in base al numero di pagine lette. Più pagine il lettore sfoglia, più l’autore incassa. Una rivoluzione. Almeno sulla carta. E potenzialmente un cambio di passo in termini di scrittura: più attenta all’audience quella dei libri elettronici, meno incentivata a indurre a girar pagina quella destinata alla stampa. È un po’ come il passaggio dall’“indice di gradimento” all’Auditel.

Cronache dell’imminente: Google Trends passa al tempo reale

googltrends

Google punta al giornalismo. E non solo drenando risorse pubblicitarie o sfruttandone i contenuti, come lamentano molti editori. Collaborazioni con otto giornali del Vecchio Continente, finanziamenti al Digital News Report del Reuters Institute per analizzare abitudini di lettura e consumo di news in 20 paesi europei e un progetto, il News Lab, per aiutare giornalisti e imprenditori «a costruire il futuro dei media» attraverso i servizi di Mountain View. Ecco alcune delle iniziative varate dal gigante americano nel campo dell’informazione. Poi c’è Google Trends. Le redazioni politiche di The Guardian o di Cnn lo hanno già usato per documentare le ricerche degli utenti sui candidati alle elezioni nel Regno Unito o per le primarie per le presidenziali statunitensi. Data journalism, si dice così.