Tutti gli articoli di Lorenzo Ugolini

Fuga dal manicheismo: fake news, post-truth o giornalismo?

Da diversi mesi a questa parte, praticamente non passa giorno senza che numerosi protagonisti del dibattito pubblico (politico e non solo, italiano e non solo) si accusino vicendevolmente di voler condizionare l’opinione pubblica attraverso il ricorso strumentale a fake news, ovvero notizie/non-notizie costruite ad arte sulla base di fatti non veri, incompleti o strumentalmente interpretati, e riguardo ai quali vige il presupposto che sia l’autore, sia chi ne fa uso e contribuisce a diffonderli, siano pienamente consapevoli di ciò. Queste notizie/non-notizie possono essere veicolate sia attraverso i news media del giornalismo mainstream come stampa e televisione (e in questo caso l’accusa di manipolazione proviene tendenzialmente da quella parte di opinione pubblica che si considera “antisistema”) sia attraverso contenuti che nascono e soprattutto si diffondono via web e social network sites, ospitati da pagine e/o all’occorrenza testate (o testate/non-testate) che scimmiottano, a volte anche nel nome stesso, i news media tradizionali.

Bruxelles-Lahore-Italia: partecipazione e vicinanza

Nel corso dell’ultima settimana l’opinione pubblica è stata nuovamente sconvolta da due attacchi terroristici riconducibili all’estremismo di matrice islamica, il cui bilancio complessivo delle vittime è già superiore alle 100 unità e sembra purtroppo destinato a crescere.

Vero a metà. Sarri, Mancini e la verità del personaggio

La partita di calcio Napoli-Inter, giocata martedì 19 gennaio 2016 e valida per i quarti di finale della Coppa Italia, con ogni probabilità è destinata a essere ricordata negli anni. La ragione di ciò, tuttavia, prescinde totalmente dal suo svolgimento e dal suo risultato, e va ricercata senz’altro in ciò che è avvenuto a pochi minuti dalla fine della gara e, soprattutto, nei minuti successivi alla sua conclusione. Riassumendo in poche parole: di fronte ai microfoni della RAI, l’allenatore dell’Inter Roberto Mancini ha denunciato di essere stato insultato dal suo omologo napoletano Maurizio Sarri, che allo scopo di offenderlo gli ha dato dell’omosessuale (utilizzando due appellativi spregiativi, che evito volentieri di ripetere in questa sede). Mancini ha accusato Sarri di essere “razzista”, di aver avuto un comportamento vergognoso, e ha sottolineato che comportamenti come il suo non devono avere cittadinanza nel mondo del calcio. Successivamente, lo stesso Sarri è intervenuto e ha chiesto pubblicamente scusa al suo collega e a chiunque si fosse sentito offeso dalle sue parole, ma ha negato che il suo comportamento avesse natura omofobica e lo ha attribuito principalmente a un momento di nervosismo: parafrasando le sue parole, ha rivolto a Mancini il primo insulto che gli è venuto in mente.

Libero e Charlie Hebdo: liberi di fare cosa?

Gli spaventosi e brutali attacchi terroristici che hanno sconvolto Parigi due volte in questo 2015 hanno imposto e stanno tuttora imponendo riflessioni, talvolta anche decisamente strutturali, riguardo numerosi aspetti della vita sociale e culturale europea. Nello specifico, come molti studiosi e analisti stanno mettendo in luce, giornalismo e comunicazione si trovano di fronte a un panorama che cambia in maniera piuttosto radicale, e sotto diversi punti di vista.

#ResistANSA, ma soprattutto #ResistAgenzia

Proprio in questi giorni è in corso una importante frizione di natura economica e sindacale tra la dirigenza della principale agenzia di stampa italiana, l’ANSA, e le sue redazioni, in seguito all’annuncio di un piano industriale che, di fronte a cospicue perdite di bilancio, prevede tra le altre cose un sensibile taglio all’organico stabile e ai budget attraverso i quali vengono retribuiti i collaboratori. In seguito all’annuncio di tale piano, i giornalisti dell’ANSA hanno proclamato alcune giornate di sciopero, che da un lato hanno avuto un tangibile effetto sui newsmedia italiani (che hanno l’ANSA tra le loro fonti privilegiate), dall’altro hanno suscitato una importante ondata di prese di posizione da parte di rappresentanti delle Istituzioni, politici, giornalisti, intellettuali, artisti ecc., in particolare attraverso l’uso dell’hashtag #resistANSA sulle principali piattaforme di social networking.

È tutto uno spoiler

Sulla homepage di Corriere.it, il 24 aprile scorso, veniva riportata la notizia della morte di un personaggio protagonista della celebre serie statunitense “Grey’s Anatomy”. Con singolare delicatezza nei confronti del lettore, sia nel titolo presente in homepage che nell’articolo correlato non era citato il nome del personaggio in questione: chi avesse voluto leggere la notizia, e quindi conoscere in anticipo l’identità del defunto, doveva accedere a un’ulteriore pagina, e la presenza di questa anticipazione era segnalata in maniera plateale. In altre parole, un qualsiasi utente alfabetizzato avrebbe potuto evitare di sapere chi fosse il personaggio qualora non l’avesse voluto.

Il giornalismo asimmetrico

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A osservare l’attuale panorama giornalistico italiano non possono che saltare agli occhi diversi tipi di asimmetria. A tutti i livelli ai quali il sistema dell’informazione può essere ancorato appaiono delle discrepanze, a volte piuttosto vigorose, tra ciò che si fa e ciò che si può/potrebbe/vorrebbe fare, tra ciò che si ritiene eticamente giusto e ciò che si ritiene doveroso fare, tra i fattori che meriterebbero attenzione, investimenti, riflessioni e approfondimenti, e quelli che poi materialmente ricevono tali attenzioni, investimenti ecc.