L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, comunemente chiamata Frontex, è un sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello spazio Schengen e dell’Unione europea che ha sede a Varsavia (Polonia). Istituita con il regolamento UE n. 2016/1624, approvato dal Consiglio dell’Unione europea il 14 settembre 2014, ha iniziato ad operare il 6 ottobre 2016. Frontex riunisce le autorità nazionali competenti degli stati membri della UE e ne gestisce e ne coordina le risorse comuni.

Il 19 febbraio 2019 è stato pubblicato il rapporto 2018 di Frontex sulla situazione attuale dei flussi migratori nella zona UE. Nel 2018 ci sono stati 150.000 sbarchi, in forte diminuzione rispetto agli anni scorsi, di cui 23.000 in Italia e 57.000 in Spagna ed un consistente numero di arrivi anche in Grecia. Ad oggi, la Spagna ha superato il nostro paese, in cui il crollo degli sbarchi e la stretta contenuta nel decreto sicurezza, poi divenuto legge n. 132 in data 1°dicembre 2018, stanno determinando un netto calo delle domande di asilo.

Il Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri (ex funzionario della Commissione europea) nato in Francia, ha dichiarato, in un incontro con la stampa a Bruxelles nel febbraio scorso, che nel 2018 la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia ha registrato un calo di circa l’80% degli sbarchi, mentre c’è stato un aumento di variazione percentuale rilevante al confine terrestre orientale con Ucraina, Moldavia e Bielorussia. Leggeri ha quindi ribadito che non siamo in emergenza migratoria ai confini esterni, ma esiste sicuramente una pressione e bisogna essere pronti a fronteggiare una eventuale ondata migratoria “incontrollabile” (riferendosi all’attuale situazione in Siria con i foreign fighters), monitorando continuamente i flussi migratori e mantenendo il rispetto dei diritti fondamentali.

Frontex rende disponibili anche i rapporti relativi ai pattugliamenti delle zone mediterranee di confine. Da uno di questi rapporti, pubblicato alla fine del 2016 dal Financial Times, sarebbero sorti i primi sospetti sull’operato delle ONG (organizzazioni non governative). Successivamente, il 27 febbraio 2017 in un’intervista a “Die Welt”, Leggeri ha affermato che il 40% delle operazioni di salvataggio sono ormai condotte dalle ONG, che rendono difficoltose le operazioni di indagine e di controllo e che non collaborano sufficientemente con le autorità di frontiera.

Le ONG hanno risposto alle accuse dell’Agenzia tramite Mussie Zerai, un sacerdote ed attivista eritreo, dicendo che le loro navi hanno contribuito ai salvataggi in modo più incisivo della UE e della stessa Frontex, che non sono state in grado di sostituire la precedente missione “Mare nostrum”.

Le conseguenze di questo conflitto mediatico rischiano, quindi, di essere gravissime per le organizzazioni che potrebbero veder crollare le donazioni dei privati, loro linfa vitale. Frontex, d’altra parte, è un’agenzia indipendente dai governi degli Stati membri, finanziata dal bilancio della UE e dai contributi dei paesi associati Schengen. Nel 2016 l’Agenzia aveva alle proprie dipendenze 402 funzionari, entro il 2020 ne avrà circa 1.000.

L’Agenzia risponde della sua attività solo alla Commissione europea (DG-HOME), ha un direttore esecutivo nominato dalla Commissione europea solo in base alle sue effettive competenze e non secondo criteri politici. Tuttavia, viene da chiedersi se questa indipendenza sia davvero effettiva o se, piuttosto, Frontex non subisca in qualche modo influenze di tipo politico, considerando che è finanziata da tutti i paesi UE, compresi quelli convinti che i flussi migratori vadano il più possibile tenuti sotto controllo, osteggiando decisamente l’arrivo degli stranieri in Europa. Del resto, la sede di Frontex è a Varsavia e questo potrebbe avere una rilevanza.

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