Noi italiani eterni “mammoni”

La percentuale continua a salire e, basandosi sui dati aggiornati al 2014 dell’Eurostat riguardo al livello di dipendenza dai genitori dei giovani adulti europei, l’Italia ha raggiunto il 68,5% ovvero: due giovani su tre di età compresa tra i 19 e i 34 anni vive ancora in casa con i genitori.
Numeri allarmanti se si considera che, prima di noi, ci sono solo i croati che hanno superato il 70% e si sono aggiudicati il primo posto sul podio europeo dei “mammoni”. Le cause sono principalmente ma non solo riconducibili, in particolare in questo momento storico, alla crisi economica e all’assenza di stabilità lavorativa che lascia il posto al trionfo del precariato e della disoccupazione.

Un panorama che non sembra cambiare da molti anni nel nostro paese e che si presenta di anno in anno in negativa salita: nel 2008 la percentuale dei giovani a casa con mamma e papà era ferma al 60,5% e nel giro di 7 anni è salita di 8,5 punti. In particolare, come “da fama”, sono i maschi quelli più predisposti a rimanere a casa più a lungo toccando, dati alla mano risalenti al 2014, il 57,5% dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni in continuo aumento; discorso leggermente differente vale per le giovani donne che scendono al 41,1 ma comunque in salita negativa se si considera che nel 2008 il dato era fermo al 36,4%. Non tutti restano in casa per mancanza di un “posto” ma anche per comodità: nel 2013 il 60,2% dei nostri giovani tra i 25 e i 34 anni rimasti tra le mura di famiglia aveva un lavoro stabile.
Dati poco confortanti soprattutto se paragonati a quelli di altri paesi d’Europa come la Danimarca, che registra solo un 3% sul totale dei suoi giovani, tra i 25 e i 34 anni, ancora in casa. Subito dietro la Svezia ferma a 3,7% in diminuzione mentre l’Italia registra il 49,5 (un italiano su due) quando la media europea sfiora il 29%. Peggiori, ma allo stesso modo lontani dallo stoino della casa nativa e del nostro 68,5%, sono invece le statistiche per i paesi nordici se si considerano anche i giovani tra i 19 e i 25 anni: solo il 20,4% per i finlandesi, il 21,5% per gli svedesi, che però dimostrano una drastica riduzione se si prendono in esame i ragazzi dai 25 in avanti, 22,5% per i norvegesi. L’Italia, anche per il 2014, rimane con 7 milioni di giovani ancora in casa dei genitori e ripropone scenari già visti e ben lontani dall’essere superati.

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