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Twitter è morto, lunga vita a Twitter!

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C’è chi l’ha chiamato servizio di microblogging, chi piattaforma di social networking, chi si è spinto oltre enfatizzandolo come sito di real time social networking. Una cosa è certa: Twitter ha appena spento la sua decima candelina, delicatamente sistemata su una torta dal sapore agrodolce. In Italia siamo abituati a guardare a Twitter come fosse un’entità non del tutto definita: patria di giornalisti e guru del marketing, certo; ma anche territorio privilegiato dagli amanti della social tv, dai bot dal retweet facile e dalla migliaia di poveri ovetti abbandonati a se stessi.

Note sul dominio del registro pop nella telepolitica italiana

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ospite di Barbara d'Urso nel programma della domenica pomeriggio di Canale 5 "Domenica live", Milano, 19 ottobre 2014. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Mentre scorrono placide le ore di un week end che non offre grandi spunti al dibattito politico-televisivo, c’è finalmente la possibilità di riflettere su ciò che è accaduto una settimana fa, sulla presenza dei due Mattei nazionali in due delle trasmissioni maggiormente popdella tv italiana: Salvini a C’è posta per te  sabato 5 marzo e Renzi a Domenica Live domenica 6 marzo. In due soli giorni, l’occasione imperdibile di riflettere sullo stato attuale della pop politics (Mazzoleni, Sfardini, 2009), e alle sue declinazioni, in parte inaspettate.

Visual Storytelling: perché un’immagine vale più di mille parole

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Probabilmente è sbagliato iniziare un articolo in questo modo, quasi certamente è improbabile leggere un testo che inizia con tre incisi, ma forse tutto ciò è utile per fare chiarezza su cosa intendiamo per visual storytelling.

Repubblica Tv e l’Italia di Eco

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Il 26 novembre 2012 a Londra, è stato proiettato per la prima volta il docufilm “Girlfriend in a Coma” (prodotto dalla Springshot Productions), realizzato nello stesso anno da Annalisa Piras (giornalista e regista) e Bill Emmott (ex direttore dell’Economist), con un ambizioso proposito:

Big data e politica: l’asso nella manica di Ted Cruz

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Nato in Canada da padre cubano e madre di origine irlandese e italiana, Ted Cruz è attualmente senatore in Texas oltre che uno dei candidati alle primarie statunitensi per il versante repubblicano. Al di là del personaggio e delle idee politiche del candidato, ciò che più ci interessa in questo contesto è la strategia adottata da Ted Cruz in queste primarie repubblicane, una strategia che ha fatto dell’analisi dei big data il suo cavallo di battaglia; mentre il caso che vogliamo considerare è il risultato del caucus – il meeting che i dirigenti di un partito tengono proprio per la scelta del candidato per le presidenziali – in Iowa dello scorso 1 febbraio 2016 in cui Ted Cruz è risultato vincitore con il 27,6% dei consensi, staccando rispettivamente di 3,3 e 4,5 punti percentuali i principali concorrenti Donald Trump e Marco Rubio.

Vero a metà. Sarri, Mancini e la verità del personaggio

La partita di calcio Napoli-Inter, giocata martedì 19 gennaio 2016 e valida per i quarti di finale della Coppa Italia, con ogni probabilità è destinata a essere ricordata negli anni. La ragione di ciò, tuttavia, prescinde totalmente dal suo svolgimento e dal suo risultato, e va ricercata senz’altro in ciò che è avvenuto a pochi minuti dalla fine della gara e, soprattutto, nei minuti successivi alla sua conclusione. Riassumendo in poche parole: di fronte ai microfoni della RAI, l’allenatore dell’Inter Roberto Mancini ha denunciato di essere stato insultato dal suo omologo napoletano Maurizio Sarri, che allo scopo di offenderlo gli ha dato dell’omosessuale (utilizzando due appellativi spregiativi, che evito volentieri di ripetere in questa sede). Mancini ha accusato Sarri di essere “razzista”, di aver avuto un comportamento vergognoso, e ha sottolineato che comportamenti come il suo non devono avere cittadinanza nel mondo del calcio. Successivamente, lo stesso Sarri è intervenuto e ha chiesto pubblicamente scusa al suo collega e a chiunque si fosse sentito offeso dalle sue parole, ma ha negato che il suo comportamento avesse natura omofobica e lo ha attribuito principalmente a un momento di nervosismo: parafrasando le sue parole, ha rivolto a Mancini il primo insulto che gli è venuto in mente.

Il futuro retrò della comunicazione online

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«Da quando esistono i mass media gli esseri umani hanno spesso utilizzato slogan, testi di canzoni, citazioni di film per semplificare la propria comunicazione. Lo facciamo perché crea legami immediati tramite conoscenze comuni e al tempo stesso consolida la propria identità». Per chi studia comunicazione, stiamo parlando del processo di costruzione identitaria che caratterizza ognuno di noi (Comunello, 2010). Se infatti è vero che i media contribuiscono alla nostra capacità variabile di dar senso al mondo (Silverstone, 2002) e l’identità non è un qualcosa che si è ma piuttosto ciò che si fa (Buckingham, 2008, p. 8), è altrettanto vero ciò che Adam Leibsohn COO (Chief Operating Officer) di Giphy ha spiegato durante il suo speech in occasione della TNW Conference di New York a novembre 2015.