Politica

Integrazione e politiche migratorie: cosa vuol dire “aiutarli a casa loro”?

Integrazione e politiche migratorie

L’articolo di Marco Binotto sul caso “Renzi-aiutiamoli a casa loro” è, a mio giudizio, molto convincente in alcune parti.
E’ vero. Renzi, nel suo libro, e il Partito Democratico hanno utilizzato un lessico della comunicazione politica della destra. “Aiutarli a casa loro” è un’espressione di uso comune diffusa da almeno un trentennio – in coincidenza con l’inizio del fenomeno migratorio dall’Europa orientale e dai Paesi extraueropei – che indica esattamente il contrario di un approccio solidaristico. La traduzione è “non ce li vogliamo, stiano a casa loro”, con tutto il portato di esclusione e gerarchizzazione giustamente evidenziato da Binotto.

Una sociologia del populismo è possibile?

Non è un caso che l’incontro con Manuel Anselmi promosso dalla Scuola di Dottorato Mediatrends per martedì 27 giugno, alle 14.30 presso l’aula B/9 del Dipartimento CoRiS, chiami in causa proprio i rapporti tra sociologia e populismo.

IL PERICOLO CORRE IN RETE. LA NUOVA FRONTIERA DELLA MINACCIA CIBERNETICA. Roma, 15.06.2017

 

IL PERICOLO CORRE IN RETE.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA MINACCIA CIBERNETICA

Seminario internazionale

organizzato dalla Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO

Khojaly, il genocidio dimenticato

khojaly, il genocidio dimenticato

25 anni fa, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, si consumò la strage di Khojaly: il più feroce eccidio di civili nel conflitto in Nagorno Karabakh. 613 persone, tra i quali 63 bambini, vennero massacrate dalle forze armene con il supporto di reparti dell’esercito russo. Le vittime fuggivano dalla cittadina di Khojaly, che era stata presa d’assedio dall’Armenia soprattutto per il suo alto valore strategico; era infatti la sede dell’unico aeroporto della regione. A un quarto di secolo la strage rimane impunita, nessun processo è stato tenuto e i responsabili non sono mai stati perseguiti.

La generazione perduta al voto

giovani

Siamo la generazione “perduta” che ha scelto di partecipare, che ha scelto di dire la sua senza paura e con una sola certezza: creare basi solide per il futuro. Un NO alla riforma che non ci è stata spiegata bene da chi l’ha per mesi pubblicizzata e da chi ha cercato di contrattare con la nostra libertà.

Il Referendum dei giovani monitoranti

libertà

Personalmente, penso che la diretta di Radio Anch’io sul Referendum sia stata un’ottima occasione per poter far sentire la nostra opinione e le nostre perplessità attorno a un tema così cruciale per l’Italia come le riforme costituzionali.

I giovani e il Referendum, la radio ne parla… al CoRiS

unity

La trasmissione di RaiRadioUno Radio Anch’io oggi ha trasmesso in diretta dall’aula Mauro Wolf del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma. Tema della puntata, i risultati del Referendum Costituzionale, con un focus su motivazioni e prospettive degli elettori più giovani.