Società

Rischiare la felicità? Quando le imprese ci provano

RIschiare la felicità? Quando le imprese ci provano

Durante il corso “Sistemi organizzativi complessi nella società dell’innovazione”, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, Sapienza Università di Roma, un team di studenti ha partecipato al seminario sulla felicità gestito dal prof. Renato Fontana. Il risultato di tale lavoro è contenuto nel report dal titolo “Praticare la felicità nelle Organizzazioni: Realtà o Utopia?”. Quella che qui presentiamo è una breve sintesi.

Nelle organizzazioni produttive il tema della felicità di solito divide le persone in due correnti di pensiero: da un parte ci sono coloro che sostengono l’utilità della ricerca della felicità negli ambienti di lavoro, mentre dall’altra si schierano coloro che ritengono questo tema non rilevante o addirittura un intralcio.

Sulla base della letteratura analizzata, sono stati elencati alcuni fattori che possono influenzare la felicità, anche tenendo conto di cosa hanno realizzato alcune realtà imprenditoriali sia a livello personale sia a livello di ambiente lavorativo.

Le voci a favore della felicità. Uno degli autori che sostiene la necessità della ricerca della felicità sul posto di lavoro, Mark Batey, docente di psicologia organizzativa presso la Manchester School of Business Alliance. Egli così scrive:

“Questa è l’epoca umana del luogo di lavoro. I luoghi migliori per lavorare sono quelli in cui le persone possono prosperare e dare il loro meglio – invece di desiderare di essere qualcun altro o altrove per cinque giorni alla settimana. Il posto di lavoro perfetto offre anche alla gente flessibilità e autonomia, prosperando su una cultura orientata alla crescita e alla fiducia”[1],

“La povertà a Roma: un punto di vista”: le emergenze sociali della Capitale nel Rapporto della Caritas di Roma

Le città sono sempre più abitate da persone che vivono il dramma della sofferenza e dell’emarginazione, condizioni dovute a forme gravi di disagio e povertà. Individuare le principali emergenze sociali della Capitale è stato l’obiettivo del nuovo Rapporto della Caritas di Roma dal titolo “La povertà a Roma: un punto di vista”, presentato l’11 novembre nel corso dell’assemblea di inizio anno dei volontari della Caritas di Roma e delle parrocchie presso la Pontificia Università Lateranense.

CORSO DI FORMAZIONE IN: SICUREZZA, CONFLITTI E CRIMINALITÀ NEL “GRANDE MEDITERRANEO”

Recensione del libro ‘Sulle onde delle migrazioni. Dalla paura all’incontro’

In Europa, Italia compresa, la situazione migratoria sta gradualmente generando una vera e propria “sindrome dell’invasione”, a tal punto che un europeo su due considera l’immigrazione uno dei problemi più gravi (anche più del terrorismo), attribuendo a migranti e profughi la responsabilità della crisi odierna. Di fronte a quello che sta accadendo nel Mediterraneo, diventato – come ha detto Papa Francesco – “il cimitero dei disperati in fuga”, l’Europa sembra aver dimenticato le sue origini: una patria nata proprio dai processi migratori del passato e “madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per i loro fratelli” (Papa Francesco in occasione del ritiro del Premio Internazionale Carlo Magno, 6 maggio 2016).

IL PERICOLO CORRE IN RETE. LA NUOVA FRONTIERA DELLA MINACCIA CIBERNETICA. Roma, 15.06.2017

 

IL PERICOLO CORRE IN RETE.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA MINACCIA CIBERNETICA

Seminario internazionale

organizzato dalla Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO

Fare ricerca nella scuola. L’atteggiamento critico come antidoto contro il tecno-entusiasmo

Innovare a scuola

Riflessioni intorno a Pitzalis M., Porcu M., De Feo A., Giambona F., Innovare a scuola. Insegnanti, studenti e tecnologie digitali, Il Mulino, Bologna 2016

Fuga dal manicheismo: fake news, post-truth o giornalismo?

Da diversi mesi a questa parte, praticamente non passa giorno senza che numerosi protagonisti del dibattito pubblico (politico e non solo, italiano e non solo) si accusino vicendevolmente di voler condizionare l’opinione pubblica attraverso il ricorso strumentale a fake news, ovvero notizie/non-notizie costruite ad arte sulla base di fatti non veri, incompleti o strumentalmente interpretati, e riguardo ai quali vige il presupposto che sia l’autore, sia chi ne fa uso e contribuisce a diffonderli, siano pienamente consapevoli di ciò. Queste notizie/non-notizie possono essere veicolate sia attraverso i news media del giornalismo mainstream come stampa e televisione (e in questo caso l’accusa di manipolazione proviene tendenzialmente da quella parte di opinione pubblica che si considera “antisistema”) sia attraverso contenuti che nascono e soprattutto si diffondono via web e social network sites, ospitati da pagine e/o all’occorrenza testate (o testate/non-testate) che scimmiottano, a volte anche nel nome stesso, i news media tradizionali.