Una prefazione di Tullio De Mauro descrive la lunga attività dell’autore (sia all’interno della Rai, come dirigente dal ’67 al ’95, sia per la Rai, come componente del Consiglio di amministrazione fino al 2002), le sue esperienze professionali nel mondo della comunicazione, la notevole quantità di incontri e interviste su temi che riguardano la comunicazione globale. I saggi e gli articoli contenuti nel testo sono tratti da quotidiani, mensili e pubblicazioni dell’autore.

 (il perché ciò è avvenuto, cercare di commentarlo, ricercarne le cause, separare quindi i fatti dalle opinioni).  L’autorevolezza della professione di giornalista si basa su questo: affiancare alle “notizie nude e crude” (le hard news) una serie di opinioni, di analisi (le news analysis) che sostengano il lettore nel formarsi una propria opinione. Nei nostri giornali questo già avviene: i commenti politici occupano da noi uno spazio considerevole a fronte di notizie date in modo poco corretto e incompleto. Come ci insegna Karl Popper, la maturazione della conoscenza nella nostra mente è composta da due fattori: la percezione della realtà (i fatti) e il quadro mentale nel quale si collocano i nuovi eventi (le interpretazioni).

Separare i fatti dalle opinioni è il filo rosso del testo che si compone di sei parti: la prima, “Tre papi e un cardinale”, comincia con un’analisi del discorso iniziale del Pontificato di Papa Francesco, della sua potenza trainante e dell’assoluta novità del suo modo di comunicare. Il cambiamento indotto dal nuovo Papa viene immediatamente percepito a livello mondiale. Di seguito Gamaleri analizza il “capolavoro di comunicazione” che è stato l’abbandono di Papa Benedetto XVI, Papa Ratzinger, lo straordinario evento, mai avvenuto prima, delle dimissioni di un Papa e della sua rinuncia. In chiusura, un incontro con Papa Wojtyla e il senso che può avere oggi il parlare di santità e di santi (il termine significa inviolabile, cioè che si distingue dal contesto, vicino a Dio, modello, persona da imitare), ce ne sono molti tra di noi e si riconoscono dalla mitezza, da gesti di giustizia e di rispetto. Per chiudere, un riferimento al testo del Cardinale Martini con “Il lembo del mantello”, una lettera pastorale dedicata alla funzione dei mass media nella società contemporanea.

La seconda parte è dedicata a “Personaggi della televisione”. Il primo è Filiberto Guala che dal 1954 al ’56 realizzò un grande primo concorso per giornalisti e programmisti e assunse personaggi che hanno creato la nuova televisione. In seguito Ettore Bernabei, la sua impostazione culturale, il suo modo di valorizzare le differenze, di conciliare, nei programmi, la presenza di diverse tendenze professionali e culturali. Poi ancora, Sergio Zavoli, autore di inchieste televisive che hanno ormai un valore epocale (come “La notte della Repubblica”) alla ricerca delle ragioni profonde del terrorismo e dell’uccisione di Moro e della sua scorta. Per chiudere, Pierantonino Bertè e la riforma della Rai e Massimo Fichera e la sua direzione di Euronews, una rete satellitare in diverse lingue. Jader Jacobelli, la sua alta professionalità e il suo atteggiamento impostato sulla “neutralità”, su un distacco che gli consentiva di avere rapporti, con identica affidabilità, con gli esponenti delle istituzioni e di partiti diversi. Enzo Biagi, in un lontano ricordo dell’autore, quando era direttore di “Epoca” nella Milano degli anni Sessanta. Biagio Agnes, Enzo Tortora e il tragico errore giudiziario che lo distrusse. Mike Bongiorno, Raffaella Carrà, Renzo Arbore. Questi personaggi, come quelli che seguono, sono descritti nella loro umanità, nelle esperienze di vita che li hanno caratterizzati.

La terza parte è dedicata ai “Maestri della cultura”: Rita Levi Montalcini e il suo progetto educativo, di alcuni anni fa, da impostare attraverso i media: insegnare ai giovani di oggi a circumnavigare il globo attraverso televisioni terrestri e satellitari, reti di internet e cellulari. Francesco Alberoni e il suo saggio nel testo “I classici della comunicazione” dove parlava di pubblicità, televisione e società nell’Italia del miracolo economico in modo ancora oggi attuale. Ancora Abraham A. Moles e poi Noreena Hertz, l’economista britannica che si occupa di economia di mercato e economia solidale e indaga su una forma nuova di capitalismo cooperativo. E, in chiusura, Eric McLuhan e il social network; Pino Colizzi, maestro nel doppiaggio, che racconta il suo rapporto con il pubblico.

La quarta parte si intitola “Avventure della politica”; è una lettura ironica e forse amara dell’attuale quadro politico; da Monti a Grillo, da Renzi a Berlusconi e l’uso che fanno delle trasmissioni televisive. Le elezioni negli Usa e la vittoria di Obama con un augurio finale per la prova elettorale di novembre.

La quinta parte descrive la nostra come “Società ferita”: dal giallo di Garlasco, con l’opinione pubblica che lo vuole colpevole (assumendo un atteggiamento riconducibile agli studi di Cesare Lombroso, per il quale la colpevolezza si poteva individuare dalla fisionomia o dall’atteggiamento delle persone incriminate), il delitto di Cogne, il mito delle indagini scientifiche. Il rapporto effettivo tra popolo e giustizia dove il popolo è assente. Il confronto con la giustizia in America, con giudice e giuria. I programmi in TV che montano processi davanti alle telecamere. Infine, informazione e violenza: il fotografo del New York Post che ha fotografato con decine di scatti, senza pensare di intervenire, un cittadino cinese caduto tra i binari finché non è stato travolto dal treno. Poi la ludopatia, una piaga del sociale, i giovani e il “modello” Corona, il morire per il lavoro, la tragica sequenza di suicidi per motivi economici di questi ultimi anni, la difficoltà del cammino dovuta alla crisi economica. E, in chiusura, un articolo sul giovane dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un, e un’analisi della sua immagine, del suo pericoloso comportamento. Quali sono i mulini a vento contro cui l’uomo contemporaneo deve ancora dirigere la sua lancia? (dopo nazismo, fascismo, comunismo).

Nella sesta parte, dedicata al “Futuro possibile”, troviamo un lungo testo tratto da “La rivoluzione dell’informazione digitale in rete”, di Marco Marsili (con prefazione dello stesso Gamaleri). Ne emergono la sensazione di implosione del pianeta, la scoperta di queste ultime generazioni della finitezza del nostro habitat e infine l’esaurimento della scoperta del mondo. Google Hearth è un esempio della nostra ubiquità.

Il testo si diffonde poi sulla TV ai tempi del web 2.0 e l’Italia del web., sul boom degli atenei telematici e i MOOC (Massive Open Online Course) e infine sulla reazione dell’Europa alla sfida formativa americana. Gli ultimi paragrafi riguardano le possibili trasformazioni della Rai per un servizio pubblico eccellente.

Cosa tiene insieme le sei parti di questo libro e i sessanta articoli che lo compongono? Prima di tutto l’arco temporale nel quale gli articoli sono stati scritti: essi vanno dal maggio-giugno 2007 al marzo 2014 e coprono quindi un periodo relativamente breve di poco meno di sette anni. In termini politici, dal 2° Governo Prodi all’insediamento del Governo Renzi (il quarto Governo di Silvio Berlusconi e quelli di Mario Monti e Enrico Letta).

I brevi saggi riguardano gli argomenti più diversi e toccano temi che spaziano dalla Chiesa Cattolica ai personaggi della televisione, dal mondo della cultura a quello della politica, dall’analisi sociologica di alcuni gravi fatti di cronaca fino ad alcune possibili linee lungo le quali orientare le speranze nel futuro.

 Proprio per la diversità dei singoli argomenti che tratta, il libro assume un interessante carattere di alta divulgazione di temi culturali, sensibili nel segno di un’analisi e di un’interpretazione di tutto ciò che è intorno e al di là dei fatti (Why?).

di Anna Caterina  Rossi

Condividi dove vuoi: