Il caso Yara Gambirasio e Massimo Bossetti visto dai gruppi facebook

“Social Crime – Yara Gambirasio e Massimo Bossetti nei gruppi di Facebook” è il libro che uscirà il 7 giugno, edito e annunciato da Gruppo Edicom per la collana “Il Delitto”, realizzato da Tommaso Accomanno, dottore in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo alla Sapienza di Roma.

Uno studio, quello del giornalista di Treviglio, partito proprio come tesi di laurea all’università e proseguito fino alla pubblicazione. Quattro mesi prima del processo in Cassazione a Massimo Bossetti, i risultati del suo lavoro in un libro che, oltre a svelare nomi e commenti che solo piccole cerchie di persone hanno potuto leggere, è una implicita mazzata ai processi paralleli che, accanto a quelli nelle aule di giustizia, sono stati celebrati da “cronisti” di questa nuova era.

Con un approccio “pacifico”- come confermato dall’editore- e asettico, prima ancora che la questione Bossetti innocente o colpevole dell’impressionante delitto di Brembate, Accomanno affronta innanzitutto la rapidissima evoluzione dei mezzi di informazione a discapito dei giornali tradizionali e a vantaggio dei social internet, nei quali chiunque ha avuto sempre più, anche con esiti deleteri, la possibilità di improvvisarsi cronista con capacità in tempo reale.

In 176 pagine, ricostruendo con intento quasi storico un tema di attualità, il giornalista ha poi messo a fuoco la rappresentazione del caso Gambirasio-Bossetti che c’è stata nei gruppi, ben distinta da quella giudiziaria, lasciando parlare i testi che sono stati pubblicati e anche i protagonisti, che hanno accettato di rispondere a interviste. Gli attori di questo fenomenale palcoscenico sono persone normali, a volte anche studiosi, ma più spesso operai che hanno ritenuto persino di potere svolgere sull’omicidio Gambirasio indagini in proprio, di contrastare le conclusioni di veri esperti e della magistratura, di offrire informazioni in collegamento diretto con gli altri iscritti dei gruppi. Tra questi ne emergono anche alcuni dal passato non proprio limpido; e le conseguenze inevitabili risultano turpiloquio, minacce e ingiurie a magistrati e giornalisti.

Traspare che l’informazione tradizionale (nel libro è presa in esame la cronaca del “Corriere della Sera” sui processi di primo e secondo grado a Bossetti) resta, insuperabile, l’unica corretta e attendibile. Danno un’idea della complessità di questo libro documento numerose immagini a corredo dei contenuti e dei post più significativi dei gruppi; ma anche i riferimenti a ben 170 nomi, con rimandi in un indice alfabetico che ne consente la rapida ricerca.