È tutto uno spoiler

Sulla homepage di Corriere.it, il 24 aprile scorso, veniva riportata la notizia della morte di un personaggio protagonista della celebre serie statunitense “Grey’s Anatomy”. Con singolare delicatezza nei confronti del lettore, sia nel titolo presente in homepage che nell’articolo correlato non era citato il nome del personaggio in questione: chi avesse voluto leggere la notizia, e quindi conoscere in anticipo l’identità del defunto, doveva accedere a un’ulteriore pagina, e la presenza di questa anticipazione era segnalata in maniera plateale. In altre parole, un qualsiasi utente alfabetizzato avrebbe potuto evitare di sapere chi fosse il personaggio qualora non l’avesse voluto.

Questa delicatezza viene comunemente ricondotta al termine “spoiler” (dal verbo inglese to spoil, ovvero “rovinare”), che definisce il fatto che un testo contenga elementi che possano per l’appunto rovinare la fruizione di un prodotto culturale, come un film (il termine spoiler si diffonde principalmente in ambito cinematografico), un libro, un videogioco, un talent show o, come nel caso di “Grey’s Anatomy”, una serie televisiva.

Fino a non molti anni fa, il rischio di spoiler era circoscritto da un lato alle descrizioni e recensioni presenti sui newsmedia (generalisti o specializzati) tra l’uscita del prodotto e la sua fruizione da parte del pubblico, dall’altro all’eventualità che il punto saliente venisse svelato (involontariamente o malignamente, per non usare terminologie più colorite) da una persona che avesse già avuto modo di vedere il film, leggere il libro, ecc. In ogni caso, tale comportamento era ed è considerato in maniera negativa, e proprio alla luce di questo il termine “spoiler” (spesso in maiuscolo, in modo che non si potesse non vederlo) è frequentemente aggiunto ai titoli o all’interno degli articoli che contengono anticipazioni, in modo da tutelare chi non vuole avere sgradite sorprese dalla lettura (o meglio, chi vuole continuare ad avere gradite sorprese dalla fruizione del prodotto).

Nel corso degli ultimi lustri, tuttavia, lo sviluppo dell’intero panorama dei media ha profondamente mutato la natura delle problematiche legate allo spoiler.

Innanzi tutto, la quantità stessa di eventi che possono essere oggetto di spoiler è aumentata in maniera esponenziale, in primis proprio per il boom delle serie televisive (sia per la serialità debole che, soprattutto, per la serialità forte) e dei talent show. Secondo poi, si sono diversificate (e scaglionate nel tempo)  le modalità di fruizione del prodotto: restando al citato caso della puntata di “Grey’s Anatomy”, essa viene trasmessa in prima TV negli Stati Uniti il 23 aprile 2015 (da cui la notizia sulla homepage di Corriere.it), ed è stata messa in onda per la prima volta in Italia l’8 giugno da FoxLife (canale a pagamento); per avere la visione “in chiaro” sarà quindi necessaria un’ulteriore attesa. Vi è quindi una differenza di almeno due mesi (e sulla base di quanto avvenuto per le serie precedenti possiamo ipotizzare nei fatti una distanza reale di oltre sei mesi) tra la prima visione assoluta della puntata e la sua trasmissione in chiaro in Italia.

E questo solo fermandoci alla trasmissione televisiva “classica”. È necessario infatti anche tenere conto delle possibilità – più o meno lecite – che il web offre per vedere la puntata immediatamente dopo la trasmissione negli Stati Uniti (in lingua originale, con facilità di associarvi sottotitoli in italiano) o sulle reti satellitari nostrane. Infine, nel novero delle possibilità va ormai inserito anche il web 2.0: è già piuttosto facile reperire utenti che ritrasmettono attraverso Periscope i film o le serie che stanno vedendo in quel momento sulla TV satellitare, ovviando così – pur con una palese violazione di diritti d’autore e una inevitabile perdita di qualità – alla necessità per chi li segue di avere un abbonamento alla pay-tv.

Così, se fino a pochi anni fa l’utente che voleva godersi in televisione il film che non era riuscito a vedere al cinema doveva solo evitare recensioni e amici distratti o in vena di scherzi, l’attuale fruitore della TV in chiaro deve districarsi in una fitta selva di possibilità di spoiler. A quelli che abbiamo già citato, infatti, vanno aggiunti anche i luoghi virtuali nei quali i prodotti culturali sono oggetto di descrizione, analisi e/o discussione: dai siti e forum nei quali vengono riportate le trame dei film, dei libri o delle serie ai social network sites, sui quali le puntate delle serie vengono commentate in tempo reale. Anche se tale tempo reale non è per forza lo stesso per tutti gli utenti: come evitare infatti lo spoiler, se nella nostra timeline di Twitter (solo per fare un esempio) alcuni degli account che seguiamo stanno commentando una puntata di una serie che stanno guardando sulla pay-tv, mentre noi non siamo abbonati?

Inoltre, in un’ottica di promozione, di fidelizzazione e di social media marketing, sempre più format televisivi forniscono “in prima persona” informazioni che possono essere considerate come spoiler: dagli uffici-stampa che comunicano i punti salienti della serie prima della sua trasmissione (fece scalpore il caso del finale della quinta serie di “House M.D.”, annunciato al momento della sua presentazione alla stampa) alle testate che informano sui risultati di una gara prima della sua trasmissione in differita su un’altra testata dello stesso gruppo (per fare due esempi attuali, la Rai con le gare di Formula 1 o Sky con le gare di MotoGP); dall’invito alla partecipazione e al commento via social network durante le puntate dei talent show trasmessi via satellite, alle interviste sui canali tradizionali dei protagonisti di quegli stessi talent show prima che vengano trasmessi in chiaro. Il caso estremo e quasi parossistico si ebbe nella settima edizione italiana di “X-Factor”: negli intervalli delle prime puntate trasmesse in chiaro (sul canale Cielo) erano inclusi degli spot promozionali di Sky, che riproponevano il momento dell’annuncio del vincitore di quella stessa edizione del programma, azzerando così di fatto i successivi tentativi di creare suspense che pure erano strutturali al programma stesso.

Incrociando quindi l’aumentata possibilità di accesso alla visione di un prodotto precedente a quella in chiaro con le numerose piattaforme in cui se ne può discutere (senza contare gli ancor più numerosi siti in cui film e puntate vengono descritti nei minimi dettagli, a cominciare da Wikipedia), si ottiene la principale caratteristica dell’attuale evoluzione delle anticipazioni: non ci si imbatte più nello spoiler, ma è lo spoiler che ha sempre maggiore facilità a imbattersi in noi.

Il passaggio epocale in ambito giornalistico, per il quale è da considerarsi ormai normale e ovvio essere raggiunti dalle notizie nel momento stesso in cui gli eventi stanno avendo luogo, diventa un passaggio epocale anche negli ambiti della cultura e dello spettacolo, nel momento in cui ciò che avviene in seno a un prodotto culturale viene trattato al pari di una notizia; nel momento in cui, in altre parole, la morte di un personaggio di “Grey’s Anatomy” viene trattata al pari dell’annuncio delle dimissioni di un ministro o di un fatto di cronaca nera, essa viene veicolata in tempo reale e raggiunge chiunque abbia accesso ai mezzi di informazione. Un accesso che, alla luce delle evoluzioni del panorama dei newsmedia, è senz’altro volente ma anche e sempre più nolente.

Ma – e giungiamo così al punto nodale della nostra riflessione – può un evento di un prodotto culturale essere considerato alla stregua di una notizia? Una risposta a questa domanda necessita innanzi tutto di una precisazione e di una definizione.

La precisazione: è bene ripetere che, nella nostra domanda, ci chiediamo se un evento di un prodotto culturale può essere considerato come una notizia. Al momento, come detto, esso è da più parti trattato come una notizia, ma è opportuno che ciò avvenga? E, di conseguenza, qual è il comportamento opportuno di chi è tenuto a occuparsi professionalmente delle notizia, ovvero il giornalista?

La definizione: per “notizia” ci riferiamo a un fatto che, sulla base dei diversi criteri di notiziabilità, viene ritenuto di interesse comune per il pubblico dei cittadini e, come tale, oggetto di verifica, selezione, gerarchizzazione, interpretazione e commento da parte di un professionista.

Possiamo quindi riformulare la domanda in questo modo: può un evento di un prodotto culturale rappresentare un fatto che meriti di essere verificato, selezionato, gerarchizzato, interpretato e commentato da parte di un professionista dell’informazione?

A nostro avviso, una risposta attendibile può essere individuata in seno alla storica distinzione tra il dare informazione e il fare informazione. Nei termini del dare informazione, la morte del personaggio di “Grey’s Anatomy” non può in alcun modo considerarsi una notizia. Essa infatti non soddisfa l’interesse esclusivo di nessun cittadino: non del cittadino disinteressato alla serie in questione; men che meno del cittadino appassionato alla serie e che vuole godersene lo svolgimento senza anticipazioni; infine, neanche del cittadino interessato all’anticipazione, dal momento che, come detto, egli può ottenere con facilità tale notizia anche senza l’intermediazione di un professionista.

Quando si passa al fare informazione, il discorso muta in maniera sostanziale. Nel momento in cui i prodotti culturali hanno un seguito che raggiunge dimensioni planetarie, è del tutto plausibile che i loro contenuti possano essere oggetto di interpretazione e commento giornalistici, sia dagli specialisti dell’informazione legata alla televisione, allo spettacolo e alla cultura, sia da giornalisti maggiormente attinenti a una tematica che l’evento in sé può aver sollevato. Non è infatti infrequente che eventi di libri, film, serie o talent shows vengano interpretati anche in prospettive sociali, culturali o politiche, basti pensare all’eco che il romanzo distopico “Soumission” di Michel Houellebecq o un personaggio come Frank Underwood di “House of Cards” hanno avuto in tutto il mondo. In questi caso, l’apporto critico e analitico di un giornalista può senz’altro rappresentare l’interesse del pubblico. Ma tale interesse del pubblico può considerarsi superiore a quello di non ottenere le anticipazioni? O, per formulare meglio la domanda: l’eventuale predominanza di un interesse sull’altro (da un lato la possibilità di essere supportati in un dibattito importante e attuale, dall’altra la volontà di non accedere alle anticipazioni) può essere stabilita dal giornalista o deve rimanere appannaggio del pubblico?

A nostro avviso, la risposta si situa ancora una volta al livello dell’approccio etico-deontologico al giornalista. Il “bravo giornalista” (ovvero, riprendendo – tra le altre – le analisi di Schudson e di Hallin e Mancini, il giornalista trustee aderente ai valori liberali dell’informazione), è tenuto infatti a svolgere i suoi compiti di verifica, selezione, gerarchizzazione, interpretazione e commento in base agli specifici valori legati alla ricerca della verità, svolta con accuracy, fairness, obiettività, responsabilità, nell’interesse esclusivo del pubblico dei cittadini.

Il fulcro della nostra risposta si situa proprio al livello dell’interesse esclusivo del pubblico dei cittadini. Ovvero: nel momento in cui si parla, per esempio, di una riforma del fisco, l’interesse del cittadino è implicito, e quindi il giornalista è tenuto a esercitare la sua professione in modo che al cittadino sia consentito di essere informato sui contenuti della riforma e di farsi un’idea sulle conseguenze che essa avrà sulla sua vita e su quella della comunità, e nel contempo sulla qualità del lavoro di chi l’ha ideata e proposta. Ma quando si parla delle riflessioni legate al finale di una serie televisiva o al colpo di scena di un film, tale interesse implicito – che può senz’altro esserci – va a confliggere con un altro interesse implicito, quello di non guastare la fruizione del prodotto culturale. L’interesse finale del cittadino, ovvero la preferenza tra questi due interessi in conflitto, necessita di essere esplicitato. Il cittadino deve essere quindi messo nelle condizioni di accedere al contenuto nel modo che egli ritiene più opportuno, se preservare la propria voglia di fruire appieno del prodotto culturale, o se partecipare al dibattito che ne scaturisce anche senza averne fruito in prima persona.

In che modo il giornalista può mettere il cittadino in queste condizioni? La risposta è piuttosto semplice: mantenendo l’avviso dello spoiler nei titoli e nel contenuto degli articoli (o di ogni altra forma di lavoro giornalistico). Ma se la risposta è semplice, la sua attuazione lo è molto di meno, e impone una piena consapevolezza della problematica, in particolare per via delle due principali evoluzioni del panorama mediatico che abbiamo evocato nei paragrafi precedenti. Da un lato, infatti, è necessario tener presente che la condizione – per proseguire nell’esempio che fa da fil rouge alla nostra riflessione – di uno spettatore interessato a “Grey’s Anatomy” ma in condizione di vederlo solo “in chiaro” non è cambiata dal 24 aprile, e non cambierà fino alla trasmissione in chiaro: fino a quel giorno, infatti, ogni accenno all’identità del personaggio defunto potrà rappresentare a tutti gli effetti uno spoiler.

Dall’altro lato, nella moltiplicazione e ramificazione delle piattaforme alle quali il giornalista può partecipare (associando quindi al dare e al fare anche il partecipare informazione), non può che essere necessario includere nei dibattiti di stampo 2.0 anche la cura di non confondere la propria identità privata con quella del professionista. In altre parole, il comune cittadino non abbonato alle TV digitali e satellitari, e poco avvezzo alle trasmissioni in streaming, è probabilmente già rassegnato al fatto che la figura dell’amico/conoscente che svela (più o meno accidentalmente) il nome del personaggio si sia ormai propagata in ogni recesso del panorama mediale; può a nostro avviso legittimamente pretendere che almeno il professionista si curi di non appartenere a tale categoria, anche se l’anticipazione dovesse avere luogo in seno ai propri blog o profili di social network.

P.S. com’è ovvio, ci siamo ben guardati in questo contributo dallo svelare l’identità del famoso/famigerato personaggio di “Grey’s Anatomy” morto nella puntata del 23 aprile scorso; tuttavia, qualora qualcuno dei lettori, appassionato di “Grey’s Anatomy”, non fosse al corrente neanche del fatto stesso della morte di uno dei personaggi… non possiamo far altro che scusarci!

Lorenzo Ugolini

Lorenzo Ugolini

Dottore di Ricerca at -
Assegnista di ricerca presso il Coris, i miei studi si concentrano sul giornalismo (in particolare sportivo e politico) e sulla pubblicità, con un occhio di riguardo alle loro evoluzioni legate al web.
Lorenzo Ugolini

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