Instagram e personalità pubbliche: ceci n’est pas un selfie

Cercasi papa x selfie

Non è la repubblica dei selfie. Anche se potrebbe sembrarlo. Il presidente di quella italiana, Sergio Mattarella, ritratto mentre se ne scattava uno con il fondatore di Instagram ne è un po’ l’emblema. Si tratta, infatti, a ben vedere,  di una foto per i media e, insieme, la “documentazione di un autoscatto” – non un selfie – da condividere sul profilo @quirinale. Una photo opportunity, insomma. Anche se bivalente: buona per la dintermediazione via social, quanto per la più classica delle mediazioni, quella dei giornali.

Siamo nell’epoca in cui la fotografia di un Kevin York Systrom che si scatta un selfie insieme al capo dello Stato, con un gesto ormai consueto tra le personalità istituzionali (papa compreso), fa notizia. Ceci n’est pas un selfie (Questo non è un selfie), verrebbe però da dire, parafrasando René Magritte e la sua celebre pipa. Quello non è l’autoscatto su Instagram, ma la sua rappresentazione diffusa sul social e dalle agenzie di stampa. E questo, in un certo modo, rivela un approccio a Instagram di diversi personaggi pubblici: non sono loro a usare lo smartphone, né rivolgono l’obiettivo verso se stessi, né – molto probabilmente – sono gli utenti delle app i principali destinatari delle immagini. O quanto meno gli unici.

Il selfie del presidente Mattarella con Kevin York Systrom, fondatore di Instagram

Il selfie del presidente Mattarella con Kevin York Systrom (Instagram di @quirinale)

Instagram si è infatti dimostrato una risorsa per i desk dei giornali. Potrebbe essere pensato come un ambiente di disintermediazione per i personaggi pubblici alle prese con i selfie, e invece è grazie ad esso che può essere restituita una versione non ufficiale delle cariche istituzionali ad uso dei media tradizionali. Una delle vocazioni del social per immagini è, d’altra parte, l’ufficiosità. Accade con molti grandi della Terra. Sin dalle elezioni presidenziali americane del 2012 sia Obama (@barackobama) che Romney (@mittromney) usarono Instagram anche in questo modo. E statunitense è pure quello che può essere annoverato tra gli archetipi del “genere”: le indimenticabili immagini in bianco e nero di Kennedy alla Casa Bianca con il figlio che fa capolino dalla scrivania. Instagram, oggi (come nel caso della @whitehouse), sta alle “foto ufficiali” quanto il casual friday sta a giacca e cravatta. E può farlo, per di più, in tempo reale.

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Instagram, in teoria, potrebbe evitare alle redazioni di andare caccia di retroscena delle celebrità: sono loro stesse, o meglio i loro addetti alla comunicazione, a metterli in rete. C’è sì l’opportunità di avere lo “spogliatoio” a portata di click, ma nel contempo c’è pure la necessità di una chiara consapevolezza della provenienza delle immagini. Instagram si serve di hashatg, come Twitter. E le etichette sul social dell’uccellino si prestano a suggerire titoli o didascalie alle redazioni. Che possono copiare e incollare, se vogliono. Nelle foto sui social le chiavi di lettura, però, non dipendono soltanto dalle tematizzazioni precedute da un # o dall’uso efficace dei filtri. Ma pure dalla “posizione” – e non solo  quella del punto di ripresa – di chi scatta le foto.

#cosedilavoro: Renzi visto di 3/4

Renzi e Napolitano in attesa dell'elezione di Mattarella (foto Instagram di @nomfup)

Renzi e Napolitano in attesa dell’elezione di Mattarella (Instagram di @nomfup)

Grazie a Instagram il capo ufficio stampa di palazzo Chigi, Filippo Sensi (@nomfup), twitta foto di “quasi-retroscena” sul primo ministro. Scatti “di lato”, anziché dal backstage, fatti da un collaboratore di Matteo Renzi. Non è un fotografo ufficiale, né un paparazzo a caccia di indiscrezioni. Sensi poi non ha un format preciso, ma ha sviluppato una sua grammatica. «Generalmente – racconta – preferisco il bianco e nero per immagini con lo staff. E mi piace utilizzare i particolari trascurati, come altro modo per raccontare un evento o un’iniziativa». Le chiama #cosedilavoro. Non solo per distinguerle dai contenuti personali, ma pure per dire, ricordando a tutti di essere l’addetto stampa di un premier: “Attenzione, vi sto offrendo una mia prospettiva”. Giornali, siti e tv, intanto, copiano e pubblicano.

Renzi ha un suo profilo ufficiale, con 42 mila e 500 followers. È, d’altra parte, uno dei prime social minister europei. L’account Instagram di @nomfup invece ne ha poco più di 11 mila. Ma sono contatti che contano, molti di addetti ai lavori.

Il profilo di Sensi si differenzia da quello del capo del governo, pur mostrando Renzi e i suoi ministri. «Si distingue, intanto per la scarsa qualità delle mie foto – si schernisce Sensi – E poi perché, come il mio account Twitter, non è e non vuole essere uno sguardo ufficiale o istituzionale, ma è più un diario in pubblico, un segnavia. Talvolta usato per dare notizie in maniera diversa dal comunicato stampa. Altre volte per offrire un’altra dimensione, un second screen alla narrazione ufficiale o prevalente. Insomma, come aggiungere un’altra corsia all’autostrada». Anche il @quirinale, per restare tra le alte cariche dello Stato, è su Instagram (ha 5.500 followers). È una raccolta fotografica che indugia spesso sui particolari: mani, gesti minimi, foto inconsuete di Mattarella, ma pur sempre tratti da occasioni “ufficiali”. Non esattamente un second screen: il fotografo tiene spesso d’occhio il palco, non il retropalco, anche se gli scatti sono parecchio più disinvolti e alla encomiabile ricerca anche di prospettive (di ripresa) originali. Risvolti meno ufficiali, ma pur sempre in occasione di incontri formali, appaiono pure in @bundeskanzlerin, l’Instagram di Angela Merkel (poco oltre i 150 mila seguaci). Insomma, non è la stessa cosa che può fare con un racconto “personale” sul proprio profilo chi è vicino ai personaggi pubblici.

@franciscus: Instagram con il copyright

Il pontefice più anticonvenzionale della storia recente della Chiesa, quello che va in albergo a saldare il conto, ovviamente è su Instagram (da metà marzo). Con l’account @Franciscus e una cinquantina di immagini Bergoglio conta oltre due milioni di followers. Come per Mattarella, con le foto scattate in casa mentre seguiva la propria elezione e condivise dal nipote su Facebook, anche Bergoglio è stato un facile protagonista di scatti informali. E prima di entrare in Instagram.

Il papa in pullman con i cardinali in una foto pubblicata da Spadaro.

Il papa in pullman (foto di Antonio Spadaro via Facebook).

Chi non ricorda le foto del papa in pullman con i cardinali? Foto puntualmente rilanciata dai giornali, dopo averlo scovata sul profilo di un fotografo particolare: Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e autore di “Cyberteologia”. Secondo questo gesuita, spesso vicino a Bergoglio, il papa non comunica, ma crea “eventi comunicativi”. Aspetto che, evidentemente, come instagrammer @antoniospadaro sa cogliere bene. Le foto ufficiali su @Franciscus, al contrario, sono vincolate dal copyright dell’Osservatore Romano, fattore che certo non ne stimola non solo la condivisione, ma pure la pubblicazione da parte dei giornali. Se si vuol cogliere il Bergoglio inconsueto, pur in immagini altamente simboliche, “seguire” dunque Spadaro è quasi naturale.

Il linguaggio di @Franciscus su Instagram, poi, non è stato subito quello che ci si sarebbe aspettati da Francesco, ma sta evolvendo rapidamente. «Inizio questo nuovo cammino – aveva detto Bergoglio prima di postare la prima foto – per percorrere con voi la via della Misericordia e della tenerezza di Dio».È un Francesco intimo quello che si vede, immerso nella preghiera, con l’obiettivo che si sofferma sui particolari. Sono mani, pensieri, abbracci, croci quelli che appaiono. Nessun filtro, nessun ritocco.«Allora – ha osservato sempre Spadaro ai microfoni di Radio Vaticana parlando proprio del profilo ufficiale del Pontefice – fermarsi sul dettaglio significa rendere partecipi gli altri di un evento che tocca una singola persona ma che alla fine, poi, ha il respiro universale». La differenza è rispetto alle foto con le grandi masse. È nel “tu per tu”. L’affinità con Instagram di Bergoglio potrà forse emergere meglio nel tempo. Se non altro perché questo è il Pontefice che più spesso risponde ad appelli come quello apparso in uno striscione: “Cercasi papa x selfie” (immagine di copertina di questo post, Instagram di @antoniospadaro).

Edoardo Poeta

Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere (dell’Umbria) e uffici stampa. Tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista italiana in/su Second Life, si occupa di nuove tecnologie e comunicazione digitale. Ha scritto "Il futuro è sempre esistito. Perché negli anni '60 a Trapani avevano previsto che avremmo fatto tutto (o quasi) con il telefono" (2014, Edizioni Falsopiano). È tra gli autori di “Cittadinanzadigitale” a cura di Luisanna Fiorini (2009, Edizioni Junior).

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