L’Europa non è lontana. L’Europa non è un’utopia altrui. L’Europa siamo noi e forse il suo cuore non è ancora abbastanza pulsante. Siamo europei e non lo sentiamo? Le statistiche sembrano dire di sì. Ed è proprio nell’ambito di tale disaffezione ed estraneità europea che va ad inserirsi il progetto “BEJOUR – Becoming a journalist in Europe”, giunto alla seconda edizione e intrapreso dai docenti e dagli studenti della Sapienza Università di Roma , interessati a diventare i futuri professionisti dell’informazione.

Comunicare l’Europa è una sfida e una missione, BEJOUR rappresenta un piccolo seme che, attraverso incontri di formazione e laboratori giornalistici, può germogliare abbattendo qualsiasi frontiera informativa e facendo sì che la comunicazione del domani si equipaggi di un’ottica europeista. Lo hanno ben ribadito i docenti e responsabili del progetto, Maria Romana Allegri, Antonio Bettanini e Christian Ruggiero, nel corso della presentazione del programma, tenutasi nella mattinata di venerdì 13 Novembre presso il Centro Congressi del Dipartimento Coris.
Sottrarre sovranità all’UE significa ridimensionare la sovranità degli stati membri: le parole del moderatore e consigliere dell’Istituto Affari Internazionali Giampiero Gramaglia, sintetizzano bene il rischio a cui l’Italia va incontro se priva di un apparato informativo che crei un legame diretto con le fonti europee. La parola è trasmissione e fonte inesauribile di realtà: il giornalismo italiano non può piegarsi alle convenzioni, non deve censurare ma svelare: per far ciò è necessario che scavi oltre la superficie, con gli strumenti e le competenze più adatte.
BEJOUR si propone di fornire la cassetta degli attrezzi utile a realizzare quello che ha affermato il Capo settore Comunicazione europea, Claudia De Stefani: sfatare gli euromiti e abolire le terminologie criptiche, a favore di un’informazione che sia più internazionale e trasparente. Lo stesso Eurobarometro ci dimostra come l’immagine dell’UE presentata dai media sia positivamente correlata alla fiducia che i cittadini ripongono in essa e quanto, dunque, l’informazione giochi un ruolo fondamentale.
Anche l’intervento del consigliere di Stato della Repubblica italiana Rocco Cangelosi ha sottolineato la necessità di dar vita ad una comunicazione che non lasci impassibili i cittadini, coinvolti invece in tutto quel che riguarda la pubblica opinione. Il problema che si cerca di fronteggiare è, dunque, non solo comunicativo ma anche prospettico: l’Europa non è politica estera, non è semplicemente “quello che accade a Bruxelles”. Europa sono le nostre strade, il futuro dei nostri sogni, le politiche che regolamentano i nostri giorni, l’istruzione che ci rende menti pensanti.
Sebbene vi sia una concreta difficoltà nel tradurre le direttive europee in notizie, come riferito dal Presidente della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale Franco Frattini, occorre lavorare in sinergia affinché sia sgretolata la percezione che l’Europa sia altro da noi e che il successo di un singolo paese sia merito unicamente del governo nazionale.
Sinonimo di orizzonte e non di frontiera, il giornalismo ha il dovere professionale e morale di ampliare il raggio di interesse europeo, stimolando i cittadini a demolire ogni forma di apatia informazionale riguardante il campo europeo che, ormai da settant’anni, è una realtà viva da cui non si può prescindere.

BEJOUR ha scelto di puntare sui giovani. Su coloro che, più di ogni altra cosa, hanno la vocazione per la verità. Il temerario obiettivo è quello di costruire un’informazione che non sia mai obsoleta e miri, invece, al grande sogno: far sentire il cuore dell’Europa che batte. Pulsante e maestoso. D’altronde anche la stessa Europa è nata da un sogno ambizioso…Possiamo farcela. Insieme e uniti.

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