Grande Fratello Vip: uno sbadiglio ci seppelirà

Grande Fratello Vip

Azionando il telecomando mi sono imbattuto in una cosa che si chiama Grande Fratello, versione Vip. Sono rimasto così shoccato da sentire l’esigenza di confrontarmi con i lettori, ammesso che
qualcuno di voi guardi quella roba.
Una volta Very Important Person si usava per  persone di rilievo. Già, dopo aver visto Crozza imitare la coppia che ha mercificato il povero neonato, mi chiedo perché non intervenga il tribunale dei minorenni per levare l’innocente pupo dalle mani dei due venditori. Chi abusa del proprio bebè per far quattrini è degno della patria potestà?

Quanto a Grande Fratello per trovare qualcosa di simile bisognerebbe rivedere Freaks, lo straordinario film di Tod Browning, ambientato nel mondo circense.
Mentre nella pellicola si aggirano saltimbanchi senza gambe, macrocefali e mostruosità varie, nel rodeo televisivo è di scena una pseudo marchesa, una contessa che sembra una battona, bellimbusti che piangono a orologeria, ex dive che pur di apparire sono pronte a vendere l’anima, parolieri di talento trasformati in macchiette, cantanti senza voce, giovanotti di bella presenza pronti a esibire i glutei a patto di non doversi esprimere.
Un caravanserraglio che nemmeno Fellini, pur uso alla varietà del circo, avrebbe potuto  immaginare. Che dire poi di quella show girl che, dopo aver appena perso un figlio, ritiene sia il palcoscenico l’unico luogo dove sentirsi in pace?

Ammetto che dovrei essere aggiornato e guardare anche le trasmissioni delle varie De Filippi, D’Urso, Venier, le nostre regine dei colpi bassi. Se questo è ciò che allieta le masse, per fortuna piace anche Piero Angela. Non che l’uno escluda l’altro, ma il tema della cultura catodica non può essere lasciato al sarcasmo.
È qualcosa di profondo che esprime lo spirito dei tempi, una deriva a cervello spento, non priva di effetti collaterali. Inutile che il Codacons domandi la chiusura delle trasmissioni più becere. La
compagnia degli orrori è seguita da milioni, pronti a protestare qualora le vietassero. Viene in mente il Nobel Vargas Llosa quando, di fronte a spettacoli indegni spacciati per meritevoli, ebbe
l’impressione di essere lui a non capire ed “essere diventato uno stupido”. Il trionfo del trash è ormai assurto a categoria estetica.
Osservando meglio il campionario ho ravvisato non poche somiglianze con gli antichi giochi al Colosseo. Anche lì il pubblico accorreva per assistere al primo grande show improntato al sadismo estremo. Nani che a un cenno dell’imperatore si esibivano sino a cadere tramortiti, gladiatori che si squartavano a vicenda, teste mozzate che volavano, schiavi crocifissi, sangue che scorreva a fiumi per la gioia degli spettatori, mentre sugli spalti si assaporavano abbondanti grigliate
di carni arrostite. Già allora vigeva il reddito di cittadinanza, se è vero che oltre 150.000 romani vivevano alle spalle dello stato.
Di quelle antiche gesta hanno scritto con dovizia di particolari Svetonio e Marziale. A leggerli sembrano le recensioni dei nostri cronisti televisivi. Quanto più gli spettacoli erano atroci, tanto più le masse andavano in visibilio. E quando si trattava di mandare a morte o salvare, il pubblico era felice di votare per questo o per quello, esattamente come fa oggi l’audience di X Factor, quando si alza in piedi come allo stadio per gridare in favore del proprio beniamino o mandare al macero il rivale.
“Il popolo che sbadiglia, scriveva Svetonio, è maturo per la rivolta”. Non lasciamo sbadigliare i nostri teleutenti, facciamogli scaricare rabbia e frustrazioni. È un diversivo sempre efficace. Metti mai che gli venga voglia di ribellarsi.

L’articolo è apparso su Il Fatto quotidiano 19 ottobre 2018

Roberto Faenza

Roberto Faenza

Regista, scrittore e professore universitario (Federal City College di Washington, D.C. e Sapienza - Università di Roma
Roberto Faenza

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