Cellulari muniti di pulsante anti-stupro dal 2017 in India. Questa la decisione del Governo di Nuova Delhi in risposta alle allarmanti statistiche secondo le quali avviene una violenza ogni 22 minuti (anche se si stima che il rapporto sia peggiore dato che non tutte le vittime denunciano l’abuso).
La logica è implementare le possibilità che la comunicazione offre sul fronte dell’emergenza – in termini di immediatezza della segnalazione di pericolo e di possibilità di individuare la fonte del segnale con certezza grazie a tecnologie GPS sempre più sofisticate.

Da un lato, però, non possiamo dimenticare l’impossibilità di far fronte a una vera e propria emergenza mondiale senza investire in un cambiamento che sia anzitutto culturale. Dall’altro, occorre anche considerare la possibile natura di problema sociale che l’immissione sul mercato dei telefonini muniti di pulsante anti-violenza potrebbe assumere: pensiamo al senso di privazione che potrebbe assalire le donne che si trovassero ad esserne sfornite.

Senza dimenticare che l’India, per quanto lontana dall’immagine dell’Occidente industrializzato, rimane una delle potenze economiche mondiali. La situazione si complica se ci addentriamo in paesi del “terzo mondo”: da un documento dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), risalente al marzo del 2013, si evince che la diffusione della violenza sulle donne con più di 15 anni raggiunge il picco in Africa con una percentuale del 45,6% – il Lesotho è il paese con più stupri al mondo. Le Americhe registrano una percentuale del 36,1%, che naturalmente risente di tassi molto più alti nel Sud.

Si tratta di una questione solo apparentemente lontana dal contesto europeo e in particolare italiano. Un articolo pubblicato su IoDonna del Corriere della sera il 5 marzo 2014 rivelava come il 33% delle donne europee (62 milioni circa) avesse subìto violenze e come due terzi di loro non avesse mai denunciato l’abuso subìto. Indicava inoltre la Danimarca come il Paese europeo meno sicuro per le donne. Gli allarmanti dati si basano su un’indagine dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA) che ha intervistato un campione di 42000 donne di 28 paesi diversi (1500 a nazione). Sulla base di questo sondaggio emerge che le danesi sono le prime vittime di violenze in Europa: il 52% di loro ha dichiarato di aver subìto abusi sessuali. Percentuali di poco inferiori per la Finlandia, con il 47% e la Svezia, con il 46% sul totale delle donne intervistate. Paesi dove regnano benessere e stabilità economica, dove la disoccupazione è sotto controllo e le donne lavorano (in Svezia c’è un’occupazione femminile pari al 71%, la più alta d’Europa), sono emancipate e dovrebbero, dunque, godere di una considerazione maggiore.

Venendo al Belpaese, l’Italia si posiziona, nella classifica FRA, al diciottesimo posto, con il 27%. Dai dati Istat pubblicati il 5 giugno 2015 sulla violenza verso le donne, emerge che in Italia sono 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subìto violenza fisica o sessuale almeno una volta nel corso della loro vita.
Risposta tecnologica a un’emergenza sociale mondiale, il bottone anti – violenza installato sul cellulare quindi potrebbe essere una rivoluzione, se adottato ovunque e non solo dove il problema appare “più grave”. Inoltre, è assolutamente necessario sfuggire il rischio che esso divenga un escamotage che, eccellente dal punto di vista comunicativo, funga da incentivo a “convivere” con il problema.

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