“I libri sono fatti della stessa materia degli alberi, fibre che conservano e trasmettono i sogni impressi nell’uomo”, scrive Giuseppe Barbera, docente di colture arboree all’Università di Palermo, nel suo libro Breve storia degli alberi da lettura (Henry Beyle, 2015) presentato lo scorso 30 marzo al Caffè Letterario della Sapienza.

Un libro “essenziale”, nel suo duplice significato: breve (40 pagine), ma anche di sostanza, per comprendere l’intreccio tra uomo, natura e cultura, che ritorna ad avere un ruolo chiave nei nostri dialoghi, nei nostri interessi e nelle nostre intenzioni. “Barbera – ha commentato il Magnifico Rettore Eugenio Gaudio – ci ha ricordato tante cose interessanti: liber come corteccia, dall’etimo della parola libro; e book, dall’antico sassone bok come faggio”.  Alessandro Ruggieri, Rettore dell’Università della Tuscia, con le sue parole rammenta l’importanza della interdisciplinità della scienza, fondamentale per la costruzione di nuove coscienze.
Il tema centrale del libro, ma anche il fil rouge del dibattito del Caffè, è la multifunzionalità. “Si pensava che gli alberi dovessero fare solo la frutta”, dice Barbera, che aggiunge: “Ho iniziato a occuparmi degli alberi soltanto dal punto di vista della loro produzione, fino a che il sapere arboricolo si è evoluto ed è passato ad occuparsi di qualità, prima soltanto estetica, poi anche organolettica. Quindi sono partito occupandomi del frutteto, per poi arrivare al paesaggio, intrecciando alberi e libri”. Così l’autore veste i panni di botanico e umanista, utilizzando non soltanto le parole, i numeri e le cifre della scienza, ma anche quelle della letteratura, di un sapere che tiene insieme l’utilità e la bellezza. E quindi la razionalità si lega alla fantasia, perché “utilità e bellezza usati da Socrate e Platone nella storia della filosofia – spiega l’autore – oggi sono sostituiti dai servizi ecosistemici.”
Alberi e libri hanno in comune molto più di quanto si pensi, spiega Barbera: “La materia è la stessa, sono fibre vegetali”. Così, tra episodi storici, aneddoti, citazioni letterarie e artistiche, l’autore ripercorre il filo che lega gli alberi alla storia dell’uomo e della sua cultura. Dal petalismo e l’ostracismo, all’arrivo della pergamena, fino all’affermarsi della carta, quando gli alberi diventano protagonisti della storia del libro e della scrittura.
“La cosa straordinaria di questo libro è il valore che si dà all’etimologia legata all’albero – commenta l’Onorevole Francesco Rutelli, tra i relatori della presentazione –  che ovviamente inizia non solo dall’assonanza, ma dalla comune radice tra coltura e cultura, e continua nel corso della storia e della civilizzazione umana. È sorprendente questo rincorrersi dei riferimenti etimologici.  Il libro di Giuseppe richiama temi di straordinario interesse, che poi ritroviamo nella concretezza della nostra vita”.
Secondo Giuseppe Scarascia Mugnozza, professore di Selvicoltura ed Ecofisiologia forestale presso l’Università della Tuscia, il discorso sulla funzionalità dell’albero può riferirsi anche al paesaggio. “L’ecologia del paesaggio è l’aspetto innovativo che può davvero aiutarci a superare l’autoreferenzialità dello studio e della valutazione del paesaggio.” A detta di Scarascia non esiste una contrapposizione tra l’ecologia del paesaggio e la sua concezione estetico-percettiva: “Lo studio dei rapporti e della funzionalità tra i vari ecosistemi è secondo me fondamentale, un aspetto veramente importante per superare la dicotomia tra un paesaggio estetizzante e un’ecologia del paesaggio, non soltanto per studiarlo e analizzarlo a fondo, ma anche per progettarlo e migliorarlo,”.
il libro si conclude con una riflessione contemporanea, ricordando come le minacce ambientali e la difficolta di disporre di grandi quantità di legno e quindi di carta stiano orientando la produzione e il consumo in direzione del libro elettronico. Una soluzione che se da un lato premia l’impegno in favore della natura, dall’altro priva il lettore dell’esperienza della multisensorialità della lettura tradizionale. Barbera ricorda in proposito l’avvertimento di FrançoisRené de Chateaubriand: “Quando l’uomo ha deciso di non ricorrere più agli alberi ha sempre incontrato grandi problemi”.
L’incontro al Caffè Letterario si chiude con le parole di Mario Morcellini, Prorettore alle Comunicazioni Istituzionali della Sapienza: “Un paesaggio esiste quando lo pensiamo. Figurazioni letterarie, cinematografiche e pittoriche vedono oggetti come l’albero protagonista nel nostro immaginario”.

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