Quale delle vostre produzioni non immaginereste mai di sottoporre all’ANVUR – VQR, il sistema per la valutazione della qualità della ricerca? È questa la sfida lanciata a tutti gli esponenti della comunità accademica Sapienza – docenti, ricercatori, dottorandi e studenti – nell’ambito dell’ultimo appuntamento stagionale del Progetto Culturale Sapienza / Caffè Letterario. Un format che, dopo il successo della prima edizione, si è ripetuto nella primavera appena trascorsa proponendo agli addetti ai lavori e non, una serie di incontri, presentazioni e discussioni pubbliche su temi che dall’architettura e dalle questioni legate al territorio hanno toccato l’attualità, la cultura e l’impegno civile.

“Autoproduzioni culturali: un giacimento nascosto” è stato il titolo dell’incontro che mercoledì 20 luglio ha animato la Sala dell’Aranciera dell’Orto Botanico di Largo Cristina di Svezia 24, sede di uno dei musei più affascinanti della Sapienza. Immersi nella bellezza naturale dell’Orto Botanico professori, laureati e studenti hanno presentato i frutti della loro creatività, i risultati di passioni e attività culturali perseguite indipendentemente dal lavoro di ricerca, ma non per questo privi di valore. Anzi, la trasversalità dei contributi proposti e l’elevata qualità dei contenuti hanno rivelato la presenza di una comunità vivace e motivata, animata da interessi originali e afferenti a molteplici ambiti della conoscenza.

Coordinati dal Prorettore alle Comunicazioni istituzionali Mario Morcellini, i relatori hanno presentato i loro oggetti culturali accompagnando il pubblico in un percorso che ha attraversato romanzi, reportage, cortometraggi e altre opere creative, le quali, relegate troppo spesso nell’angolo degli “hobby” da una carriera accademica fagocitante, rischiano sovente l’anonimia. Si è partiti subito con Piero Balzoni, sceneggiatore per la tv e dottore di ricerca al CoRis (Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale) che ha presentato il suo primo romanzo “Come uccidere le aragoste” edito da Giulio Perrone Editore: più che sulla trama e le caratteristiche del libro, l’intervento di Balzoni si è distinto per il racconto della comunicazione che si è costruita intorno al romanzo. Il dibattito è proseguito poi con l’intervento di Antonio Borrelli, studente CoRis e giornalista, che ha presentato il suo reportage dedicato alla strage di Castel Volturno. Attraverso interviste e sopralluoghi, Borrelli ha riportato alla luce i dettagli di uno dei fatti di cronaca più controversi degli ultimi anni riflettendo sulla sua rappresentazione mediatica. Spazio poi alla narrazione fumettistica con la presentazione di Riccardo Colosimo che ha mostrato al pubblico i risultati del suo team di lavoro chiamato, nell’ambito delle iniziative legate al Giubileo 2016, a ideare ed elaborare una divertente striscia di fumetti.

Dalla comunicazione all’arte, passando per il teatro e il patrimonio storico artistico, le opere presentate hanno mostrato uno spaccato dell’autoproduzione culturale Sapienza, un corpus realizzato con impegno e devozione. Passando da un cortometraggio contro la violenza sulle donne a innovative dispense per la didattica realizzate dal professor Pasquale Mallozzi, fino ad addentrarsi in prodotti di natura più artistica – con un’originale guida della città di Viterbo scritta dal professor Francesco Mattioli e la presentazione di cataloghi di mostre d’arte contemporanea (Add-art editore) curate attraverso un’interpretazione semiotica delle opere – il dibattito ha solleticato gli interessi della platea radunata per oltre tre ore. Non sono mancati romanzi autoprodotti, “Occhi d’ambra” di Chiara Carla Napolitano, raccolte di racconti, “Come se niente fosse” di Gianfranco Pecchinenda e monologhi in versi, “Partita Penelope” di Simone Di Biasio, pubblicazione nata da una singolare performance teatrale ispirata all’Odissea.

L’incontro si è concluso con i saluti di Anna Maria Giovenale, Preside della Facoltà di Architettura che, insieme a Mario Morcellini, ha avuto il merito di dare vita e credere fermamente nella preziosità di un’iniziativa come il Caffè Letterario. Quella dell’estate è solo una pausa: diverse le idee già in cantiere per rinnovare il format durante il prossimo anno accademico che potrebbe vedere, perché no, anche la collaborazione di altri musei del Polo Museale Sapienza. Che cosa succederebbe infatti se autoproduzioni culturali di docenti, dottorandi e studenti, nascessero in seno e/o con la collaborazione di quei luoghi dell’Ateneo deputati alla conservazione, produzione ed esposizione della cultura? Il Caffè Letterario potrebbe evolvere dall’autorialità della singola produzione presentata a una dimensione co-autoriale di una produzione partecipata e poi condivisa senza contraddire la sua natura originaria? Pensiamoci.

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