Stage all’Huffington Post: i ritmi frenetici del giornalismo online

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“La mia esperienza all’Huffington Post mi ha fatto capire di essere più portata per un giornalismo calmo e riflessivo, rispetto ad un giornalismo veloce e famelico come quello online”, a dirlo è Luisa D’Ambrosio, 25 anni, laureata in Professioni dell’Editoria e del Giornalismo, che durante il suo percorso universitario ha svolto uno stage di 240 ore presso l’Huffington Post a Roma.

Durante lo stage Luisa, e in generale il gruppo degli stagisti, curava le soft news come tendenze, intrattenimento e notizie virali; solo due volte si è occupata di hard news, scrivendo due pezzi rispettivamente di esteri e politica interna. Fenomeno Checco Zalone, fenomeno Adele, dichiarazioni dei politici su Twitter: questi alcuni degli argomenti “soft” di cui si è occupata Luisa per la maggior parte del suo tirocinio, forse perché “Nel giornalismo online si riserva una grande attenzione al traffico di utenti sulle pagine del sito”.

L’ex stagista descrive la sua esperienza all’Huffington Post come un lavoro prettamente di desk, che veniva svolto davanti al computer alla ricerca di notizie accattivanti su siti esteri, agenzie stampa italiane e straniere e blog: era un continuo lavoro di ricerca al pc,  molto diverso dalle sue aspettative e convinzioni di un giornalismo più dinamico, in cui gli stagisti vengono lanciati fuori dalla redazione per partecipare a incontri o conferenze.

All’Huffington Post ci si occupava anche di riformulare contenuti presi da altri siti, , arricchendo gli articoli con nuovo materiale e sempre con la dovuta citazione delle fonti. Luisa si incaricava anche di “passare” i pezzi scritti dai collaboratori esterni, correggendo gli errori, inserendo titoli, tag e foto gallery.

“Quello che non mi aspettavo assolutamente era il lavoro di traduzione”: Luisa, infatti, si ritrovava a tradurre articoli presi dalle edizioni inglese, americana e spagnola dell’Huffington Post, per poterli rilanciare in quella italiana. “L’inglese americano non è come l’inglese comune e non avevo neanche studiato lo spagnolo”.

Con riguardo all’ambiente di redazione, l’ex stagista descrive il suo rapporto con gli altri giornalisti come prettamente formale, con pochi scambi o battute; il dialogo si consumava essenzialmente tra gli stagisti. Nell’open space della redazione, infatti, Luisa e gli altri stagisti erano lontani dal desk centrale e interagivano per lo più con i responsabili della terza colonna.

“Quello che mi è mancato in questo stage è stato partecipare alle riunioni di redazione, sia attivamente che passivamente.” Le riunioni, infatti, erano aperte solo ai giornalisti esperti, escludendo gli stagisti che, sistemati in un open space come tutti gli altri, non potevano prendere parola durante questi incontri. Solo quando in redazione è giunta Arianna Huffington, la fondatrice dell’Huffington Post, gli stagisti hanno potuto partecipare una riunione. “È stato il momento più bello di tutto lo stage, mi sono sentita illuminata”, dichiara Luisa al riguardo.

Descrivendo il suo primo impatto con la redazione dell’Huffington Post, Luisa afferma che: “All’inizio mi sembrava di essere nel paese dei balocchi, sorridevo a trentadue denti; l’Huffington Post è una grande realtà giornalistica, ma vivendo la redazione per molte ore al giorno mi sono resa conto che ha i suoi pregi e i suoi difetti, come qualsiasi ambiente di lavoro”.

All’interno di una redazione giornalistica si comprende a pieno quanto sia cambiato il mondo del giornalismo, spiega l’ex stagista, con un ruolo sempre più importante dei Social Newtork , diventati quasi l’agenzia stampa del terzo millennio. È grazie ai Social che si capisce l’interesse che può suscitare una notizia, dove si indirizza l’interesse delle persone e che cosa le appassiona: “A volte scrivevano delle notizie ritenute interessanti che poi avevano poco gradimento, altre volte delle notizie per noi poco significative avevano un vasto seguito”.

‘Il giornalismo online non significa la morte del giornalismo tradizionale’, è un’altra lezione che Luisa D’Ambrosio ha appreso dal suo tirocinio. Giornali di carta e giornali online, infatti, non si escludono, ma diventano l’uno una fonte per l’altro: “All’Huffington Post facevamo ogni giorno la rassegna stampa dei quotidiani. Questo mi ha fatto capire l’importanza del giornale di carta”.

Ma il giornalismo online è molto diverso da quello tradizionale, ha ritmi impressionanti, non può mai essere in ritardo perché tardare anche solo di quindici minuti nel dare una notizia significa “prendere un buco”. Scrivendo per l’online non ci si ferma mai, con notizie e i temi che si rincorrono continuamente: una volta consegnato il pezzo si passa subito ad un altro, perché in rete le notizie diventano vecchie in poco tempo e bisogna subito dare qualcosa di nuovo in pasto ai lettori. È questa la realtà di un giornale online come l’Huffington Post e di tanti altri, che non soddisfa sempre i desideri di tutti gli aspiranti giornalisti, tra cui la stessa Luisa D’Ambrosio: ci sono ancora aspiranti giornalisti affezionati ad un giornalismo riflessivo, approfondito, che orienti e dia senso, al posto di soddisfare solo una smaniosa sete di notizie.

Grazia Caputo

Grazia Caputo

Ho 24 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e studio Giornalismo alla Sapienza. Vengo da Caserta, ma vivo a Roma da un anno. Mi piace leggere, scrivere e cucinare. Amo la natura e gli animali.
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