Stage a “La Repubblica” : la crisi vista da vicino e i vuoti luoghi comuni sul giornalismo

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“Se fossi rimasta a Foggia, non avrei mai messo piede nella redazione di Repubblica”, così esordisce Valentina Pietrocola, 25 anni, laureata in Professioni dell’Editoria e del Giornalismo alla Sapienza di Roma, che ha avuto l’occasione di fare uno stage di quattro mesi presso il quotidiano “La Repubblica”.

“I primi giorni sono stati surreali. Mi ritrovavo a salire in ascensore con Lucia Annunziata (direttrice dell’Huffington Post, ndr) o Antonio Conte (Ct della nazionale italiana di calcio, ndr). Ero una ragazza normale che improvvisamente veniva a contatto con personalità eccellenti”.

Lo stage ha impegnato Valentina tutti i giorni (fine settimana compresi) dalle 14:30 alle 23:30 di sera; perfino il giorno di Capodanno Valentina si è recata in redazione. Il ritmo di lavoro era ben definito: si cominciava con la lettura dei quotidiani della concorrenza, per trovare eventuali notizie che la Repubblica non avesse coperto, dalle 16 alle 17:30 c’era la riunione di redazione, in cui venivano avanzate e approvate le varie proposte di pubblicazione, alle 18:15 iniziava la strutturazione del quotidiano e alle 22:15 c’era la chiusura.

“La cosa incredibile era che ogni volta che facevamo chiusura succedesse qualcosa: qualcuno veniva sparato, o cose simili, e noi dovevamo provvedere immediatamente”.

Le mansioni di Valentina spaziavano tra la ricerca di notizie su Facebook e Twitter, l’inserimento di articoli degli altri giornalisti sul sito web e l’impaginazione del giornale, correggendo le didascalie e cancellando le ripetizioni. Se gli altri giornalisti lasciavano la redazione verso le 21:30, tutte queste mansioni impegnavano gli stagisti fino a ora tarda, incaricando loro del lavoro più duro della redazione giornalistica.

Sebbene stagista in un quotidiano tradizionalmente cartaceo, Valentina scriveva i suoi articoli prettamente per il digitale, curando una rubrica relativa al teatro che aggiornava ogni giorno rilanciando le notizie provenienti dai comunicati stampa che arrivavano in redazione. Per il cartaceo, invece, Valentina e gli altri stagisti scrivevano brevi di cronaca che corredavano l’articolo della giornalista assegnata alla cronaca nera.

Sebbene nell’immaginario comune le redazioni giornalistiche siano viste come luoghi abitati da giornalisti spocchiosi e arroganti, e sebbene si dica che lo stagista venga sempre trattato male, Valentina è stata piacevolmente sorpresa dall’ambiente di redazione in cui si è trovata ad operare.

“Mi aspettavo una redazione un po’ sulle sue e invece mi sono ritrovata accanto a persone per bene, pronte ad ascoltare e ad insegnare. Il clima che ho vissuto era familiare e di condivisione, infatti ho anche partecipato al compleanno di una giornalista che aveva compiuto cinquant’anni”.

Non mancavano momenti accesi di confronto o litigi tra giornalisti, a cui tutti assistevano essendo la redazione un open space, che avevano da ridirsi sul loro rispettivo lavoro, “ma poi tutto tornava alla normalità e alla pace. Il giorno dopo si sorridevano come se non fosse successo nulla”.

Con riguardo alle relazioni umane, Valentina segnala il suo rapporto amichevole con Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che ha scoperto il giro di mafia ad Ostia rientrante nella più ampia vicenda di Mafia Capitale. La giornalista, racconta Valentina, viveva sotto scorta, era accompagnata in redazione da un poliziotto che controllava la sua scrivania prima che si sedesse, alla ricerca di ordigni esplosivi; la D’Angeli non poteva neanche andare in bagno prima che la sua scorta facesse un controllo anche lì.

“A volte Federica Angeli arrivava in redazione provata. Accadeva quando riceveva della minacce a casa.”

A Valentina la giornalista investigativa raccontava le sue inchieste, come quella sui rom e il giro di stupefacenti e di prostituzione collegato, le mostrava le carte dei processi di cui si occupava; al contempo le confidava anche i suoi pensieri, trovando in lei una persona con cui sfogarsi. Con il suo esempio Federica Angeli ha trasmesso a Valentina l’importanza di raccontare sempre la verità, di non aver paura di dire le cose come stanno, un insegnamento di giornalismo, a detta di Valentina, fondamentale.

All’interno della redazione di uno dei quotidiani più importanti di Italia, Valentina ha avuto anche la possibilità di conoscere da vicino la crisi del giornalismo. C’era molto ammirazione per gli anni passati in cui il giornale vendeva tante copie, riferisce Valentina, ma i giornalisti erano comunque fiduciosi, credevano che la carta non sarebbe mai tramontata perché ci sarebbe stato sempre qualcuno desideroso di sfogliare il giornale di carta e annusare il suo profumo. In redazione c’era la consapevolezza di dover svecchiare il giornale, inserendo più immagini e più link, e anche la consapevolezza della vocazione del quotidiano cartaceo all’approfondimento, a differenza di Internet che è maggiormente vocato all’aggiornamento delle notizie.

Anche se lo ha descritto come un’esperienza complessivamente positiva, Valentina evidenzia due aspetti dello stage che non le sono piaciuti. Innanzitutto l’assenza di un rimborso spese: trovandosi in redazione dal primo pomeriggio a tarda sera, Valentina doveva anche preoccuparsi di mangiare e doveva farlo a sue spese; a ciò si aggiunge la sua condizione di studente fuori sede, di per sé molto dispendiosa. In secondo luogo Valentina ricorda come, fin dal primo giorno, la redazione di Repubblica abbia chiarito l’assoluta impossibilità di assunzione al termine dello stage: “Ho percepito negatività, non avevo nessuna speranza di essere assunta in redazione. A volte mi sentivo inutile, mi veniva a mancare anche la voglia dare il meglio di me”.

Grazia Caputo

Grazia Caputo

Ho 24 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e studio Giornalismo alla Sapienza. Vengo da Caserta, ma vivo a Roma da un anno. Mi piace leggere, scrivere e cucinare. Amo la natura e gli animali.
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