Dal 24 giugno il Regno Unito è uscito formalmente dall’Unione Europea.Affinché però si concretizzino le conseguenze del referendum trascorreranno, variazioni a parte, almeno due anni: tempo necessario per i negoziati.

Il termine Brexit porta con sé, oltre a una ridefinizione della cartina dell’Ue, una serie di ripercussioni a livello economico, sociale, culturale e, non da ultimo, linguistico.

Perché l’inglese, “strumento di comunicazione” più diffuso al mondo, è la lingua ufficiale del Regno Unito, ma lo è per l’Europa.

La lingua non è revocabile come un trattato. Anzi. Le generazioni per cui “l’Erasmus è dato per scontato”, per intenderci i nati a fine anni’80 e inizio ’90, hanno sin dalle elementari studiato, accanto alla lingua madre, l’inglese e, poi, un’altra lingua. E chi non l’avesse studiata “in tempo” si muove oltre la Manica per apprendere nel migliore dei modi l’inglese. A proposito è interessante, per quel che concerne la nostra nazione, il dato secondo cui dal 2007 al 2015, la mobilità degli studenti italiani verso il Regno Unito è cresciuta dell’80%: dai 1.500 del 2007 ai 2.695 del 2015. Anche se per la mobilità all’estero, studio o tirocinio, gli studenti italiani non prediligono il Regno Unito che, per preferenze, si classifica solo quarto dopo Spagna, Francia e Germania. L’inglese è comunque una competenza fondamentale per inserirsi nel mondo globalizzato, a molti livelli. L’Unione Europea funge da collante formale tra i vari stati ma è la lingua inglese il mezzo concreto che consente e favorisce gli scambi comunicativi.

Quindi, sotto un determinato aspetto, non è del tutto vero che il “remain” ha perso. Qualcosa è rimasto ed è qualcosa di determinante perché condiziona, in entrata ed uscita, lo scambio culturale tra milioni di persone attraverso un mezzo che potrebbe aver perso il nobile valore identitario (e linguistico) acquisito negli anni.

Infatti, improvvisamente, ci si ritrova senza il Regno Unito, a insegnare l’inglese ai giovani europei come “must”, a mettere come requisito primo in una candidatura di lavoro “eccellente conoscenza della lingua inglese”. Perdendo forse il senso, strettamente europeo, del primato di una lingua la cui madrepatria ha voltato le spalle all’Unione.

Condividi dove vuoi: