Tirocinio ai Beni Culturali di Nola: quando è il tirocinante a dover insegnare

comune di nola

Un’ulteriore testimonianza dell’attività di tirocinio svolta presso le Pubbliche Amministrazioni ci viene fornita da Matilde Bianchi, ex studentessa alla triennale di Scienze della Comunicazione a Fisciano, che è stata occupata in qualità di tirocinante presso l’Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Nola.

Quando le si chiedono informazioni sulle mansioni che svolgeva presso l’Assessorato di Nola, Matilde chiarisce immediatamente che sulla carta lei avrebbe dovuto svolgere “attività di ufficio stampa ed organizzazione di eventi”, ma nella pratica solo la seconda delle due attività è stata realmente portata a termine. Matilde, infatti, non si è mai occupata di redigere comunicati stampa e di inviarli ad una lista predefinita di contatti, come prevede specificamente l’attività di ufficio stampa. Molto intensa è stata invece l’attività di organizzazione e gestione degli eventi che le associazioni culturali del territorio proponevano all’assessorato di Nola: di fronte alle loro richieste l’ente si faceva carico dell’intera organizzazione, preoccupandosi di fissare l’evento nei giorni e nei luoghi accordati, rispondendo ai bisogni pratici delle organizzazioni, come il reperimento delle attrezzature tecniche; tutta una serie di attività che richiedevano una gestione accorta  del budget dell’amministrazione.

Otre all’intensa attività di gestione degli eventi, Matilde Bianchi assolveva anche a compiti quali assistenza all’assessore, che la tirocinante accompagnava nelle riunioni che si tenevano in vista di eventi importanti, organizzazione di appuntamenti, a mo’ di segretaria, e anche gestione delle pagine sociali dell’assessorato. Su quest’ultimo punto Matilde fa una precisazione: “Ero io ad insegnare le cose a loro, non loro a me”; a suo dire, infatti, l’assessorato era poco competente nella creazione dei post da pubblicare su social network quali Facebook  e Twitter, attività in cui Matilde era piuttosto ferrata in quanto fondatrice di una testata online di cui rilancia i contenuti anche sui social.

“La mia non è stata una vera esperienza di tirocinio, ma una semplice esperienza lavorativa”: con queste parole Matilde lamenta il fatto che il suo tirocinio non sia stato attinente al suo percorso di studi in comunicazione, in quanto non ha messo in pratica le nozioni da lei apprese teoricamente. Nonostante ciò lo ha definito un’esperienza positiva, perché le ha fornito competenze diverse ma comunque potenzialmente spendibili in futuro; un’esperienza da lei apprezzata anche in quanto appassionata di cultura.

Dopo il suo tirocinio svolto in una struttura pubblica come l’Assessorato ai Beni Culturali, Matilde ritiene che le pubbliche amministrazioni non sappiano come gestire il percorso formativo di uno studente di comunicazione: “Quando sono arrivata all’assessorato il mio tutor aziendale era spaesato: non sapeva cosa farmi fare”. Un problema che potrebbe essere insito alle Pubbliche Amministrazioni, che dalle testimonianze appaiono arretrate sul versante della comunicazione, o alla gestione a monte dei tirocini: “Le università dovrebbero orientare gli studenti verso agenzie di comunicazione, testate giornalistiche o istituti di ricerca”, afferma Matilde alla fine dell’ intervista; ciò, infatti, sarebbe coerente con il percorso di studi in comunicazione, anche se si andrebbe a scontrare con una realtà territoriale in cui mancano enti del genere.

Grazia Caputo

Grazia Caputo

Ho 24 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e studio Giornalismo alla Sapienza. Vengo da Caserta, ma vivo a Roma da un anno. Mi piace leggere, scrivere e cucinare. Amo la natura e gli animali.
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