UN RICORDO DI GIAN PIERO ORSELLO

Io ho conosciuto Gian Piero Orsello nel 1995, quindi nell’ultimo decennio della sua vita e della sua carriera, e per me è sempre stato il prof. Orsello, poiché ho collaborato con lui principalmente nel contesto universitario. Certamente devo a lui in gran parte la mia formazione culturale e la mia realizzazione dal punto di vista professionale: grazie a lui oggi lavoro nello stesso Dipartimento universitario in cui lui ha insegnato – cioè il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza – e insegno le stesse materie di cui lui si è occupato per tanti anni, cioè Diritto pubblico e Diritto dell’Unione europea.
Gli sono molto grata per la fiducia che ha sempre dimostrato nei miei confronti fin dall’inizio, anche quando ero una giovane neolaureata con poca esperienza, incoraggiandomi sempre a superare i miei limiti. Una cosa che ricordo di lui è proprio la sua tenacia nel perseguire gli obiettivi che si prefiggeva, senza temere le difficoltà, convinto che non ci fossero traguardi che non si potessero raggiungere con l’impegno e la dedizione.
L’insegnamento lo gratificava molto, soprattutto quando notava in qualche studente un interesse che andava al di là del semplice desiderio di prendere un bel voto all’esame. Allora era molto prodigo di consigli, suggerimenti, aiuti, per alimentare il più possibile quella “fiammella”, soprattutto se si trattava di una fiammella che ardeva per l’Unione europea.
La caratteristica che lo connotava maggiormente era certamente lo spirito europeista. Era un convintissimo sostenitore del percorso di integrazione europea, che non perdeva occasione di sostenere in tutte le possibili sedi e in tutti i possibili modi. Era soprattutto un fautore del federalismo europeo, cioè dell’idea che questo percorso avrebbe dovuto condurre, prima o poi, a una Unione europea che somigliasse il più possibile a una federazione. Ma non era affatto un utopista e, da persona pragmatica qual era, sembrava apprezzare la “strategia dei piccoli passi” con cui l’Unione europea si è sempre mossa.
Forse oggi, guardando all’attuale situazione europea, non sarebbe molto contento. Ma probabilmente avrebbe guardato con ottimismo, senza scoraggiarsi troppo, ai segnali che anche oggi dimostrano che il progetto europeo “tiene” ancora, nonostante le mille difficoltà E si sarebbe impegnato ancora di più a promuovere iniziative “a vocazione europea”, proprio come questo premio, che lui stesso ha ideato.

Condividi dove vuoi: